Velletri, il 7 gennaio la commemorazione di Liana Capobianco e del mitragliamento della Stazione

Il 7 Gennaio cadrà l’82esimo anniversario del tragico mitragliamento areo della stazione nel quale rimase vittima la signorina Liana Capobianco, figlia del capostazione Giulio. Alle ore 16 presso la targa sul marciapiede del primo binario, con la deposizione di un mazzo di fiori, ci sarà il tradizionale momento commemorativo organizzato dalla Fondazione Museo Luigi Magni con la collaborazione del dopolavoro ferroviario di Velletri “Castrucci – Andreozzi” e Rete Ferroviaria italiana. Dal volume “Tra le Rovine di Velletri” di Padre Italo Mario Laracca leggiamo: “Venerdì 7 gennaio 1° venerdì del mese. L’urlo straziante della sirena ci scuote e spaventa, si sente bombardare. La signorina Pietromarchi si avvicina ad un angolo della Chiesa presso l’altare della Madonna di Loreto. Ripongo subito il Santissimo. La luce è stata tolta. Moltissimi entrano in Chiesa e si dirigono in grotta. Grida, preghiere. lacrime, voci sconvolte. La città si fa deserta in un attimo. Senza porre indugio corro in aiuto. Gli aerei si sono allontanati. Vado a piazza Mazzini e via Furio. Vedo fumo nero verso la stazione ferroviaria e mi dirigo verso quella parte.
A piazza Umberto incontro S. E. Mons. Rotolo, mons. Ettore Moresi e mons. Dettori e indico la stazione colpita. Ci muoviamo tutti; viene anche in macchina il tenente Molisena, il brigadiere Scifoni, i pompieri e molti volenterosi. Mons. Dettori torna in Cattedrale e prende l’Olio Santo. Mons. Moresi alla stazione si inoltra al di là dei binari, S. E. Rotolo ed io siamo presso il magazzino-deposito distrutto dalle bombe: nessuna vittima. Mentre constatiamo i danni materiali, una seconda ondata proveniente dal mare – sono le ore 14,40 -ci sorprende, dandoci appena il tempo di fuggire e ripararci alla meglio a ridosso della osteria di “Fidalma” a cinquanta metri dalla stazione. Siamo una decina di persone. Gli aerei sganciano bombe e mitragliano furiosamente la stazione e l’Appia. Le pallottole ci fischiano d’intorno. Crediamo di morire: «Gesù mio misericordia» ripetiamo tutti. Con S. E. Rotolo ci teniamo fortemente per le mani; mi dice «Padre lei è tutto bianco in viso». «Sì, Eccellenza» rispondo «sono del suo stesso colore!». La stazione, vigna Vagnozzi, il giardino pubblico, via di Circonvallazione, l’Appia, viale Regina Margherita, sono ripetutamente colpite. Gli aerei si sono allontanati. Noi siamo salvi per miracolo. Ci avviciniamo ai luoghi colpiti. Questa seconda ondata ha sorpreso molti che erano venuti per soccorrere e perciò vi sono delle vittime. La signora Maddalena Mei e la cognata Genoveffa escono salve dalla bottega di Chiominto Ada, dove erano andate a comprare il pane. Lascio S. E. e mi dirigo verso viale Regina Margherita dove vedo una colonna di fumo: presso il villino Daniele c’è gente: mi dicono che il dottor Pana venuto in soccorso è salvo miracolosamente, e che già ha trasportato alcuni all’ospedale. Il villino Daniele sembra solo scheggiato. Sto per allontanarmi quando sento dei lamenti: sulla finestra del pianterreno del villino il professor Grandinetti chiede aiuto: accorro, è gravemente ferito, invoco soccorso. Adagiiamo il professore su un camion e lo si trasporta all’ospedale. Per terra nella stessa stanza c’è il suocero di Grandinetti col capo troncato e la vecchia mamma in un angolo impietrita dal dolore. Assicuratomi che tutti i colpiti sono stati trasportati, vado all’ospedale. È pieno; anche i corridoi sono occupati dai lettini. Tra i tanti c’è la signorina Capobianco figlia del capostazione, ferita presso il palazzo dei ferrovieri, la signora Fiocco, sorella di Peppino e Genesio Rondoni, la signora Angela Pomponi maritata Foggia, ferita sulle scale di via S. Martino, il pompiere Salvatore Rondoni molto grave, il brigadiere Basilio Scifoni e tanti altri. Mi trattengo fino a tardi per aiutare, soccorrere e confortare tutti, tra la disperazione dei parenti e i lamenti di chi soffre. Il professor Grandinetti che sembra stare meglio mi raccomanda se possibile di dare notizie alla moglie che si trova al di là del fronte, in territorio occupato. Prima di uscire assisto alcuni che muoiono, tra i quali la signorina Capobianco. Incontro Cerri Francesco e lo prego di trasportare a Roma la vedova Grandinetti. Ritorno in parrocchia stanco e triste. Tra i morti ci sono pure Blasi Elvira in Maferri, Maferri Ottavio, e il bambino Moschi Rolando colpito da mitragliamento. Il ragazzo Luciano Lenzini è salvo per miracolo”.
L’ 8 Gennaio invece alle ore 16 al Museo Civico “Oreste Nardini” con la consegna del Premio “Aurelio Mariani” si concluderà la rassegna d’arte sacra inaugurata lo scorso 11 Dicembre. Un grazie a quanti hanno dato una mano per la realizzazione delle manifestazioni natalizie: in primis la direzione dei Musei Civici nella persona della Dr.ssa Raffaella Silvestri, il Sindaco Ascanio Cascella, Rete Ferroviaria Italiana nella persona di Lorenzo Russo, dopolavoro di Velletri nella persona del capostazione titolare a riposo Ermanno Pastina, Giuseppe Pignataro.
Alessandro Filippi













