Impianto Fassa: non uno in mezzo ai tanti ma fra i tanti l’ennesimo

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L’ampliamento dell’Impianto della Fassa Bortolo non è un caso isolato nel nostro territorio. Non lo è in termini tecnici, preceduto dai cementifici di Colleferro, nè in termini di procedure; c’è chi costruisce e prepara la documentazione, chi la riceve e qualcuno che la approva e la rende esecutiva. E quel qualcuno non è mai pronto a risponderne alla popolazione; cercando cercando, la colpa è sempre di qualcun’altro.

Quando va bene si costruisce solo un po’ più in là, quel tanto che basta a cambiare scrutinatori, sia chiaro, e nient’altro, perchè acqua, aria, e terreno non seguono la geografia dei distretti elettorali.

Nell’arco di venti km dal centro di Velletri possiamo contare ben 5 nuovi impianti Biometano, 2 nuovi termovalorizzatori, ed un impianto di CSS, senza contare i depositi di rifiuti che sono andati a fuoco negli ultimi 5 anni nello stesso raggio.

Non è chiaro in quale maniera si possano rispettare allora le direttive europee (96/62/CE) per il miglioramento dell’aria, quando, a fronte di queste nuove emissioni (solo la Fassa preventiva 76 kg/giorno di polveri), non è prevista alcuna azione per abassare le PM 10. Anzi, si continua a mettere a rischio il territorio, ad esempio con la bretella Cisterna-Valmontone che aumenterà i veicoli in transito tra i territori interessati. 

Non è chiaro in quale maniera si possano rispettare le direttive per la salvaguardia delle falde acquifere (2006/118/CE) quando in una zona già a rischio si permettono nuovi emungimenti (solo la Fassa, fino a 400 mc al giorno). La popolazione castellana conosce già i razionamenti stagionali dell’acqua e si permette un consumo pari a 2000 persone!E allora?

Non è chiaro in quale maniera si vogliano rispettare le norme per la tutela del suolo e delle aree verdi, quando si permettono nuove costruzioni a ridosso del parco, e nuovi km di asfalto, e si inasprisce l’impatto della ceduazione (e solo la fassa, a fronte del consumo di 30.000 tonnellate l’anno di CER provenienti dalla lavorazione del legno, ne ha disponibili nel Lazio neppure 10.000, e l’integrazione è prevista da metano o biomassa); servirebbero più di 200 ettari di ceduo l’anno!  E allora dove sono i controlli?

Ognuno di questi nuovi impianti ottiene i permessi in base alle sue simulazioni, ma chi misura ogni giorno se queste sono state corrette? e se non lo fossero, che si farà? Dove sono le centraline per il controllo in continuo dell’aria, del livello di acqua in falda, dove sono le rilevazioni satellitari per il consumo di superficie verde?

Non è chiaro soprattutto, cosa stia facendo chi deve controllare questi dati e la loro pubblicazione, come previsto, anche questo, dalle normative (Dlgs 33 del 14/03/2013 e 132/2016).

Per tutti questi mancati chiarimenti, ma soprattutto per l’ultimo, abbiamo deciso di attivare una squadra di Data Activist: cittadini, che cercano i dati in rete, ne richiedono la pubblicazione a norma di legge quando vi sono mancanze, li studiano, li controllano, li processano e tornano al cittadino con le risposte che servono.

Dopolavoro Ferroviario Velletri