A Campomorto i velletrani si guadagnano l’artiglieria (Frammenti di Storia Locale)

All’inizio del 1482 scoppia la guerra tra Venezia e il ducato estense per il monopolio del sale e le terre del Polesine. Papa Sisto IV della Rovere, alla perenne ricerca di un regno per il nipote (in realtà suo figlio!) Girolamo Riario appoggia le mire venete in prospettiva di un aiuto per una futura conquista di Napoli! Il duca di Ferrara, Ercole d’Este, ottiene l’appoggio non solo del suocero Ferrante d’Aragona, re di Napoli, ma di tutte le altre grandi Signorie italiane, mentre a Roma molte famiglie baronali, in eterna lotta col potere papale, ne approfittano per portare l’attacco a Sisto sin dentro la città! Così, quando il re di Napoli chiede al papa il permesso di transito per il suo esercito diretto a Ferrara e riceve un ovvio rifiuto sono i baroni romani a chiedergli di intervenire. Senza farselo ripetere invia suo figlio, Alfonso di Calabria, a capo di una potente spedizione e a giugno l’esercito napoletano si accampa a Grottaferrata completando l’accerchiamento di Roma. Il papa richiama in patria il “nipote” e chiede aiuto a Venezia. In tutto il Lazio meridionale è un’inferno di incursioni di bande armate alla ricerca di bottino e provvigioni. A luglio, nella piana tra Velletri e Nettuno 40 cittadini veliterni catturati da un contingente napoletano sono orrendamente torturati e trucidati senza attendere il riscatto: la risposta dell’esercito cittadino è altrettanto spietata con 130 napoletani fatti a pezzi! Alla fine di luglio arriva a Roma Roberto Malatesta da Rimini, con un contingente veneziano e quattrini per armare un poderoso esercito: il quale il 15 d’agosto lascia Roma e, movendo verso i Colli Albani, in due-tre giorni libera i paesi occupati. Alfonso e il suo grosso esercito mette campo nella piana di Campomorto (oggi Campoverde di Aprilia) e attende per lo scontro decisivo. Il Malatesta si porta sul confine orientale di Velletri, a Torricchia, e chiede guide e armati alla città che invia i suoi balestrieri, corpo d’élite dell’esercito cittadino. All’alba del 21 agosto, sotto una pioggia torrenziale (dove le armi da fuoco risulteranno inutilizzabili!), comincia una battaglia violenta e feroce che in sei ore vedrà la sconfitta dei napoletani e la fuga di Alfonso. Sul campo restano migliaia di morti, feriti, prigionieri e l’intera artiglieria napoletana che il papa donerà, in parte, ai velletrani per il decisivo aiuto offerto. Il duca Alfonso si salverà fuggendo attraverso le paludi verso Nettuno, dove lo attendeva la sua flotta. Il condottiero Malatesta entrerà, a tarda notte, in trionfo a Velletri ma si ammalerà per la malaria contratta sul luogo della battaglia e morirà poco tempo dopo a Roma.










