L’importanza della Corte Costituzionale per garantire il rispetto della Costituzione

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La Costituzione non avrebbe nessun valore vincolante se non fosse stata prevista la Corte Costituzionale, che è il massimo organo di garanzia istituito per assicurare che leggi e atti abbiano conformità con la Costituzione.

La Corte Costituzionale italiana (o Consulta) è prevista dagli articoli 134, 135, 136 e 137 della Costituzione che ne definiscono le funzioni di garanzia costituzionale, la composizione, gli effetti delle sentenze e le norme di funzionamento.

Ha sede a Roma, nel palazzo della Consulta (da cui prende il nome popolare), adiacente al Palazzo del Quirinale (in Piazza del Quirinale 41).

Le sue decisioni possono essere sentenze (di accoglimento o rigetto) o ordinanze, sono definitive e vincolanti in quanto inappellabili.

Essa è formata da 15 giudici, esperti in diritto (magistrati, avvocati con 20 anni di esperienza o professori universitari): 5 scelti dal Presidente della Repubblica; 5 scelti dal Parlamento in seduta comune; 5 scelti dalle supreme magistrature (Cassazione, Consiglio di Stato, Corte dei Conti). Sono nominati per 9 anni e non sono rieleggibili

La sua funzione è quella di agire come arbitro indipendente: controllando che le leggi dello Stato o delle Regioni non violino i principi costituzionali, sia per forma che per contenuto; risolvendo le eventuali controversie tra poteri dello Stato, o tra i poteri dello Stato e le Regioni; giudicando il Presidente della Repubblica, nel caso venisse accusato di alto tradimento o attentato alla Costituzione.

Compito della Consulta è anche quello di verificare l’ammissibilità dei referendum abrogativi, per non correre il rischio di sottoporre a referendum e far eliminare leggi riguardanti il funzionamento delle istituzioni, non abrogabili per Costituzione.

Sulla necessità di istituire un organo supremo di garanzia, volto a presidiare la rigidità della Costituzione, garantendo il “principio giuridico” dello Stato di diritto, i Costituenti non hanno avuto dubbi.

Si voleva evitare che il legislatore (Parlamento) con le sue leggi ordinarie, potesse violare o stravolgere i supremi principi costituzionali, ponendosi al di sopra della Costituzione

In sintesi, l’istituzione della Corte costituzionale è stata considerata non solo importante, ma indispensabile per il corretto funzionamento della nuova democrazia repubblicana, come organo garante della legalità costituzionale di ogni atto legislativo.

Esistono numerose e fondamentali dichiarazioni dei costituenti italiani che definivano la Corte costituzionale come il pilastro della “garanzia costituzionale”, necessario per evitare il ritorno a forme di autoritarismo o di arbitrio legislativo.

Piero Calamandrei definì la Corte costituzionale come il “complemento indispensabile” della Costituzione: doveva essere prevista da una norma “atta bilanciare la visione politica della Costituzione con la necessità di una giustizia speciale e super partes”.

Per Giorgio La Pira la Consulta era indispensabile per “coronare l’edificio costituzionale”, agendo come giudice speciale per garantire la conformità alla Costituzione, avendo contemporaneamente con le sue decisioni una funzione propositiva di orientamento (o di stimolo) nei confronti del legislatore.

Per quanto riguarda la funzione d’impulso sul legislatore, che avveniva attraverso diverse tipologie di sentenze e tecniche decisorie, bisogna mettere in risalto che questa attività può considerarsi ignorata, più che trascurata, nella Seconda Repubblica anche per un profondo cambiamento nel modo di legiferare.

Il passaggio dal sistema proporzionale a quello maggioritario, ha notevolmente mutato l’iter istituzionale di formazione degli atti legislativi.

Non solo ha modificato il baricentro della produzione normativa, spostandolo dal Parlamento al Governo, ha prodotto la frammentazione ed una continua proliferazione della decretazione d’urgenza che ha generato normativa incoerente e contraddittoria redatta senza un’adeguata tecnica giuridica.

Si è passati quindi da una legislazione ben strutturata fortemente ancorata alla Costituzione, con norme chiare, coerenti e stabili, basata su una pianificazione politica a lungo termine, ad una legislazione dettata dall’urgenza politica spesso confusa e incomprensibile.

A proposito di chiarezza normativa, la Corte costituzionale italiana ha espresso severe critiche nei confronti delle cosiddette “leggi-labirinto” (o leggi oscure), caratterizzate da una formulazione talmente incomprensibile, confusa o contraddittoria da rendere impossibile l’applicazione del diritto (sentenza n. 110 del 2023).

La stessa Corte, nelle motivazioni delle sentenze, ha evidenziato più volte negli ultimi tempi il deterioramento nella qualità tecnica delle norme, sottolineando che l’abitudine di produrre leggi frammentate a “contenuto multiplo” rende difficile la conoscibilità delle norme, complica la loro applicazione, ostacola la certezza del diritto.

Il prossimo articolo riguarderà le informazioni essenziali su come avviene il controllo di Costituzionalità delle leggi e sui “moniti al legislatore” della Corte costituzionale; che sono inviti disattesi a intervenire per sanare lacune normative.

Con questa nota finale voglio spiegare che questi miei articoli post referendari sulla Costituzione, nascono da un’attenta ricerca che faccio con particolare piacere, per cercare di comprendere in prima persona le cause del degrado politico e sociale al quale stiamo assistendo, per poi fornire “conoscenze” soprattutto a quei giovani che sono andati a votare e che vogliono impegnarsi politicamente, confrontandosi su scenari futuri, per condividere nuove prospettive.

A proposito del piacere nella ricerca, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, che ormai fa parte integrante del motore di ricerca Google, mi ha fatto piacere dedurre che dietro ogni ricerca seria, sia essa scientifica, sociale o giornalistica, c’è il desiderio di sapere, capire, comunicare.

La pubblicazione – in questo caso su un giornale – ha la funzione di informare per una “conoscenza condivisa”.

Per curiosità, facendo diverse domande all’ IA, ho cercato anche di capire come si giustifica l’attività di un giornalista investigativo di alto profilo come Sigfrido Ranucci, che affronta rischi significativi e costanti a causa della natura delle sue inchieste, che spesso toccano ambienti criminali, poteri economici e politici.

Sintetizzando: la passione di un giornalista investigativo, sembrerebbe nascere da una combinazione tra etica, curiosità intellettuale, senso civico che alimentano il desiderio di scoprire la verità.

Chi rischia per informare, vuole capire e dare un senso agli avvenimenti contemporanei, perché si sente responsabile socialmente di fornire strumenti consapevoli ai cittadini. Certamente un bel lavoro!