I Frati Minori celebrano a S. Lorenzo per la Festa di S. Antonio

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Provate a immaginare di compiere un salto all’indietro nel tempo, un viaggio nella memoria lungo ben quarant’anni. Siamo a Velletri, una terra densa di storia, che custodisce un legame viscerale con le sue tradizioni. Se oggi entrassimo nella suggestiva cornice della Chiesa di San Lorenzo, ci accorgeremmo immediatamente che sta accadendo qualcosa di straordinario. In occasione di un anniversario speciale – il Giubileo francescano – e della festa di Sant’Antonio di Padova, i Frati Minori tornano a celebrare in questo luogo sacro.

È un ritorno a casa che profuma di antico, un cerchio della storia che finalmente si chiude. Ma per capire davvero l’emozione di questo momento, dobbiamo fare un ulteriore passo indietro, addentrandoci nel cuore del borgo medievale. Le radici di questo culto affondano in un passato lontano, precisamente dietro la Chiesa di San Francesco alla Casermaccia. Lì, in una piccola cappella, era venerata una pregevole statua lignea del Santo.

Poi, la svolta. Siamo nel 1870. Le vicende storiche e i turbamenti politici dell’epoca portano alla trasformazione del convento in una caserma militare. È un momento drammatico: un intero patrimonio di fede e cultura rischia di essere cancellato per sempre.Ma la devozione popolare, lo sappiamo, è una forza della natura. I cittadini non ci stanno. Con un atto di autentico coraggio, la statua viene tratta in salvo e trasferita a Sant’Antonio Abate. Anni dopo, quando i frati decisero di riprendere le celebrazioni a San Lorenzo, scelsero la bellissima statua che ancora oggi possiamo ammirare. La cosa che più affascina  paleontologi e divulgatori della storia è vedere come questa eredità sia passata di mano in mano, nel corso dei decenni, proprio come una torcia accesa che non deve mai spegnersi:

Inizialmente, furono le donne della Pia Unione – le cosiddette “antoniane” – a custodire con amorevole cura questo culto. Successivamente, dal 2002, il testimone è passato alla Confraternita rifondata dal Vescovo Erba. Un gruppo di uomini che ancora oggi, con immenso sacrificio ma con altrettanto orgoglio, si caricano sulle spalle il peso e l’onore di questa tradizione durante la processione. Vedere oggi, dopo quarant’anni di assenza, i Frati Minori presiedere il solenne triduo, assistere alla benedizione dei bambini e alla tradizionale distribuzione del pane il 13 giugno, significa fare un vero e proprio viaggio nel tempo.

È la dimostrazione lampante di un concetto fondamentale: l’identità di un luogo, la sua vera bellezza, non è fatta solo dalle pietre millenarie o dalle architetture dei suoi monumenti. È fatta soprattutto dalle persone. Donne e uomini che, ieri come oggi, continuano a proteggere, a tramandare e a tenere in vita l’anima profonda della propria terra.