80 anni fa la Repubblica a Velletri nasceva in una pizzeria

Provate per un attimo a chiudere gli occhi e a lasciarvi trasportare indietro nel tempo. Immaginate di camminare tra le strade di Velletri, qui nel cuore del Lazio, esattamente 80 anni fa. Oggi vediamo una città viva, ma se fossimo stati qui nei primi mesi del 1946, quello che si sarebbe parato davanti ai nostri occhi sarebbe stato uno scenario drammatico, quasi spettrale. Le ferite della Seconda Guerra Mondiale sono ovunque. Per dieci lunghi mesi, questa splendida città è stata letteralmente martellata da incessanti e devastanti bombardamenti. Il centro storico, un gioiello di architettura, è ridotto a un cumulo informe di macerie. Le case sono sventrate, le chiese danneggiate. E la popolazione? Una popolazione stremata, colpita da perdite umane dolorosissime, che per sopravvivere ha dovuto abbandonare tutto e rifugiarsi nelle grotte del territorio, vivendo per mesi come gli antichi popoli del passato, al buio, nella speranza che l’inferno di fuoco finisse.
È proprio per questo incredibile sacrificio che al Gonfalone di Velletri verrà conferita la Medaglia d’argento al valore civile, una motivazione che inizia proprio con quelle parole così dense: “Duramente provata da numerosi bombardamenti…” La rinascita dalle macerie. Ma la storia, come spesso accade, ci mostra la straordinaria capacità dell’essere umano di rialzarsi anche dalle rovine più profondeLa svolta inizia il 2 giugno del 1944. Gli Alleati entrano a Velletri. La priorità assoluta è una sola: far ripartire la vita. Non è facile, manca tutto, ma la macchina della ricostruzione e delle istituzioni si mette in moto. Viene nominato un commissario governativo, il Cavalier Clelio Bianchi, per gestire l’emergenza. Poi, due anni dopo, il 7 aprile del 1946, arriva un momento fondamentale per la democrazia locale: l’elezione a Sindaco di Bruno Bernabei.
La città, seppur ferita nell’anima e nei mattoni, sta faticosamente tornando a respirare. Ma la storia, quella con la “S” maiuscola, bussa alla porta pochi mesi dopo, all’inizio di giugno del 1946. Un voto storico… tra i tavoli di un’osteria Siamo al 2 e 3 giugno del 1946. Gli italiani sono chiamati a una scelta epocale, un bivio della storia: scegliere tra la Monarchia e la Repubblica. È il primo voto a suffragio universale, votano per la prima volta anche le donne. Ma immaginate la difficoltà logistica di quei giorni. Dove allestire i seggi elettorali in una città dove gran parte degli edifici pubblici è stata rasa al suolo dalle bombe?
È qui che la storia di Velletri ci regala un dettaglio straordinario, un’immagine quasi cinematografica. Mancano i palazzi comunali, mancano le scuole intatte? E allora si aprono le porte dei luoghi della quotidianità. A Velletri, i seggi per il referendum istituzionale vengono allestiti all’interno dei locali del “Gioco Liscio” – quello spazio che oggi, ironia e bellezza della storia, ospita la pizzeria ‘O Velletrano.
Provate a visualizzare la scena: laddove gli uomini si incontravano per un momento di svago, per bere un bicchiere di vino e dimenticare le fatiche della giornata, ora ci sono file di cittadini, donne e uomini, con la scheda elettorale in mano. C’è il silenzio solenne della democrazia che nasce, l’odore della carta, l’emozione negli occhi di chi ha visto solo morte e ora stringe tra le dita il futuro della nazione.
A Velletri, la Repubblica è nata letteralmente in quello che oggi è un luogo di convivialità, un locale dove ci si siede a mangiare una pizza.
I dati che escono dalle urne di quel seggio così speciale sono netti, non lasciano spazio a dubbi: 8.572 voti per la Repubblica 3.939 voti per la Monarchia Velletri sceglie il cambiamento. Sceglie la Repubblica. È una storia meravigliosa, se ci pensate. Ci mostra come le grandi decisioni che cambiano il destino di un popolo non abbiano sempre bisogno di sfarzosi palazzi reali o di aule parlamentari marmoree. A volte, la storia ha bisogno della terra, della semplicità e dei luoghi dove batte il cuore vero della comunità. Così, la prossima volta che vi capiterà di passeggiare per Velletri, o magari di sedervi a un tavolo a gustare una pizza, guardatevi intorno. Pensate che proprio tra quelle mura, ottant’anni fa, tra le macerie di una guerra spietata, i nostri nonni e le nostre nonne hanno posato, con un semplice tratto di matita, una delle prime pietre su cui oggi poggia la nostra Repubblica.
Alessandro Filippi










