Padre Filippo, o della memoria ritrovata

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C’è un’Italia – quella dei palazzi, dei convegni ufficiali e delle mozioni sterili – che della memoria si riempie la bocca senza mai averla conosciuta. E poi c’è l’Italia di Velletri, che la memoria preferisce praticarla. Lo si è visto lo scorso fine settimana, in occasione di una manifestazione dal titolo un po’ dimesso, quasi timido: “Una voce per Padre Filippo”.

Chi è questo Filippo Visi? Per i colti – o presunti tali – è il “Venerabile”. Per la gente di Velletri, è una presenza che ha deciso di tornare a farsi sentire, dopo che la polvere dei decenni ne aveva un po’ appannato i contorni.

La cosa è iniziata di venerdì, tra le mura dell’ospedale, con una messa che non aveva nulla della cerimonia mondana. Poi, la storia si è spostata alla Chiesa di San Lorenzo, dove una mostra d’arte – “Francesco i passi della memoria” – ha trasformato le navate in un libro aperto. Non c’erano le solite litanie dei potenti, ma artisti di casa nostra che hanno provato, con il pennello o con lo scalpello, a dare un volto al passato.

Il momento clou, però, è stato sabato, a San Martino. Padre Joè, che delle formalità canoniche è un attento custode, ha benedetto un ritratto del Visi. Niente trionfalismi, beninteso: il quadro è stato collocato lì dove le regole della Chiesa permettono, in una cappellina laterale, a disposizione di chiunque senta il bisogno di fermarsi, di raccogliersi e, perché no, di fare un po’ di silenzio in un mondo che sembra aver dimenticato persino il rumore dei propri pensieri.

Sulla terrazza, poi, la banda “U. Cavola” ha scacciato la malinconia con la musica. È il miracolo della provincia: la musica che unisce la solidarietà, il concerto che diventa un rito laico e cristiano al tempo stesso.

Si dirà: “Tutto qui?”. Sì, tutto qui. E non è poco. Perché mentre Roma continua a discutere di massimi sistemi, a Velletri si è ricordato un uomo. Che non è la stessa cosa che ricordare un nome su un libro di storia. È capire che, se vogliamo essere ancora qualcuno, dobbiamo sapere chi eravamo. E Padre Filippo, Venerabile o no, è un pezzo della nostra identità che, finalmente, ha ripreso voce.