Lettere dal fronte

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Circa 63 lettere sono quelle scritte dall’artigliere Luigi Giansanti a partire dal febbraio del 1940, quando venne chiamato a fare il soldato in Albania da poco occupata nel ’39 per volere del duce Benito Mussolini, con lo scopo di ampliare i confini territoriali dell’Italia. Sono, quelle lettere, protagoniste sopravvissute a una guerra mai dimenticata: affidatele dai parenti, nel libro di Rita Gatta “Cara mamma, caro papà… Lettere dall’Albania 1940 “, sono state trascritte e hanno dato vita a una ricerca storica anche negli archivi parrocchiale e comunale di Rocca di Papa. consegnando in tutta la sua splendida crudezza ai familiari e alle future generazioni, la storia di questo soldato rocchigiano, un artigliere del 14° Rgt. Artiglieria Ferrara, arruolato, appunto, nel febbraio del 1940.
Dall’Albania alla famiglia residente a Rocca di Papa Luigi Giansanti scrive frequentemente lettere, senza mai dimenticare i saluti per tutti i parenti e gli amici. Tali missive, ora racchiuse in un piccolo cofanetto di legno , sono state protagoniste, ieri 4 luglio, proiettate insieme alle foto dei luoghi di guerra, dell’evento culturale veliterno svoltosi in Casa Wilcock.
Foto spennellate dal tempo e lettere scritte, talvolta, su carta rimediata per via della carenza cronica del prezioso materiale (come penne e qualunque altro bene che serviva ad alleviare la vita del soldato ) con grafia vergata con mano incerta poiché gli scolari di allora erano più avvezzi ai lavori dei campi e della stalla che alla penna e alla matita.
Ogni lettera conserva l’impronta di quel briciolo di tempo avanzato alle mansioni quotidiane del soldato, che Luigi Giansantidedicava alla famiglia inviando sue notizie, ma anche per avere supporto e trarne conforto. Luigi descrive con cura ciò che vede intorno a sé, i suoi sentimenti, i suoi spostamenti, il freddo e la fame della guerra improvvisamente scoppiata nell’ottobre del ’40 contro la Grecia, impresa bellica che ben presto si inasprisce. Le esercitazioni si fanno più intense e ravvicinate, tuttavia nei ritagli di tempo Luigi scrive ancora alla famiglia: consegna al tempo e alla storia la sua testimonianza partecipata e sentita di un ideale al quale ha smesso di credere da tempo.
Viene meno anche quella memoria dolce e nostalgica che lo univa a tutta Rocca di Papa, oltre che alla famiglia: il tempo ora serve per sparare al nemico, per difendersi, e non più per sognare l’abbraccio felice del ritorno in Italia. Dalla fine di ottobre 1940 nella casa Giansanti di Rocca di Papa non arriveranno più lettere di Luigi: fino a quando dal Ministero della guerra non giungerà nel novembre il telegramma tanto temuto che annuncia la morte dell’artigliere caduto in battaglia il 16 novembre a Plaghia, sul confine greco albanese. Soltanto negli anni ’50 , la famiglia potrà recuperare i resti mortali del ragazzo e riportarli a Rocca di Papa. Finalmente Luigi è a casa, giovanissimo eroe morto in battaglia non ancora ventenne.

Marisa Monteferri