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Velletri 2030, Sviluppo Sostenibile: cosa dicono Istat, Asvis e Mef

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Lo scorso lunedì 26 Ottobre ISTAT ha presentato a Roma la tredicesima edizione del Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile ( BES 2026). Avviato nel 2010, il progetto BES rappresenta una sfida tematica e metodologica per il monitoraggio della qualità della vita delle persone, della sostenibilità del progresso e della distribuzione del benessere nella popolazione e sul territorio.

Grazie all’analisi di un ampio insieme di indicatori statistici, il Rapporto offre una lettura approfondita dei livelli, delle tendenze e delle disuguaglianze di benessere che si possono osservare nei 12 domini in cui si articola il BES: Salute; Istruzione e formazione; Lavoro e conciliazione dei tempi di vita; Benessere economico; Relazioni sociali; Politica e istituzioni; Sicurezza; Benessere soggettivo; Paesaggio e patrimonio culturale; Ambiente; Innovazione, ricerca e creatività; Qualità dei servizi. Riportiamo di seguito l’andamento di alcuni indicatori:

Per istruzione e formazione notiamo che le quote di persone di età tra i 25 e i 34 anni con almeno il diploma o la laurea sono inferiori rispettivamente di 13,2 (31,1% contro 44,3) per i laureati e 13,6 (57,1 contro  70,7) per i diplomati,  punti percentuali rispetto alla media europea, con divari leggermente più accentuati tra gli uomini. Valori inferiori all’UE27 si registrano anche per le competenze digitali nella popolazione tra i 16 e i 74 anni (54,3%; 60,4% UE27). La quota di giovani che non lavorano e non studiano (NEET) resta superiore alla media europea (13,3%; 11,0% UE27).

La speranza di vita alla nascita, che in Italia è tra le più alte al mondo, si mantiene su livelli superiori alla media europea (+2,2 anni), con 81,7 anni per gli uomini e 85,7 anni per le donne. Risultati favorevoli anche per la mortalità evitabile (16,0 decessi standardizzati per 10.000 residenti contro 23,8 nell’UE27). Il tasso di omicidi volontari colloca l’Italia in una situazione più favorevole rispetto alla media UE27; il vantaggio riguarda sia gli uomini sia le donne.

Il rischio di povertà colloca l’Italia in una situazione peggiore rispetto alla media europea (+2,3 punti percentuali). Anche l’indicatore relativo alla grande difficoltà ad arrivare a fine mese e la disuguaglianza del reddito disponibile pongono l’Italia in svantaggio. Al contrario, il sovraccarico del costo dell’abitazione e la grave deprivazione materiale e sociale collocano l’Italia su livelli relativamente migliori rispetto a quelli europei.

Mercoledì 28 Ottobre l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) ha presentato a Roma nell’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati il suo undicesimo Rapporto, dal titolo Agenda per la prossima legislatura. E non solo (ASviS2026). Il Rapporto fotografa un’Italia molto lontana dall’attuazione dell’Agenda 2030: nel 2025, l’indice che sintetizza la performance rispetto ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile è sostanzialmente fermo e ben sei Obiettivi registrano un peggioramento rispetto all’anno precedente. Inoltre, il 58% dei 38 target quantitativi fissati per il 2030 non appaiono raggiungibili, una percentuale invariata rispetto allo scorso anno, nonostante gli effetti positivi del PNRR.

Dietro i numeri presentati nel Rapporto ci sono le condizioni di vita delle persone e soprattutto delle giovani generazioni. 1,1 milioni di minori vivono in famiglie che sono in povertà assoluta; solo il 31,1% dei giovani tra i 25 e i 34 anni è laureato a fronte dell’obiettivo del 45% entro il 2030; la riduzione della dispersione scolastica si accompagna ad un peggioramento delle competenze degli studenti; circa il 16% degli adolescenti e delle adolescenti e quasi un giovane su cinque nella fascia 18-34 anni presentano disagi psicologici e oltre 600mila minori sono seguiti dai Dipartimenti di Salute Mentale.

Enrico Giovannini, Direttore scientifico dell’ASviS ha detto: “A livello globale stiamo assistendo ad una vera e propria ‘regressione insostenibile’, che incide sulle condizioni di vita delle persone e del Pianeta, e genera continue crisi, Si moltiplicano i segnali negativi anche in Europa e in Italia. L’Alleanza propone profonde modifiche al modo di disegnare le politiche pubbliche nel nostro Paese, superando l’approccio emergenziale che oggi le caratterizza, e offre alle forze politiche un vero e proprio programma di legislatura elaborato dai suoi oltre 300 aderenti, con interventi precisi per le dimensioni economiche, sociali, ambientali e istituzionali”.

Marcella Mallen, una dei due Presidenti dell’ASviS ha dichiarato:“Il mondo di oggi è molto diverso da quello che ci eravamo impegnati a costruire con l’Agenda 2030ogni ulteriore rinvio aumenta i costi sociali, economici e ambientali, soprattutto per i più deboli. Prendere atto di questi risultati deve spingerci a rafforzare l’impegno, non ad abbandonarlo”.

Pierluigi Stefanini, altro Presidente dell’ASviS ha dichiarato: “Un cambiamento profondo del nostro modello di sviluppo è possibile e necessario. Le proposte dell’Alleanza riguardano azioni concrete da porre in essere subito e guardano oltre il 2030: si fondano sui principi della nostra Costituzione e sui valori europei. Vogliamo contribuire a dare risposte concrete alla domanda di futuro che arriva dalle giovani generazioni”.

Entrambi ISTAT e ASviS sono importanti perchè ci suggeriscono cosa misurare e come misurare, anche se ISTAT ha un ruolo istituzionale mentre ASviS è nata per monitorare il perseguimento degli Obiettivi dell’Agenda 2030. Al di là di cosa misurare e di come misurare, le scelte delle politiche pubbliche italiane le decide il Minnistero dell’Economia e delle Finanze (MEF). Nel Documento di Programmazione Economica e di Finanza Pubblica (DPFP) si fa specifico riferimento ad alcuni degli indicatori del Benessere Equo e Sostenibile misurati dall’ISTAT, sia per misurare l’efficacia della spesa pubblica non solo in termini di crescita del PIL, ma sul reale miglioramento della qualità della vita dei cittadini, sia per permettere agli Enti Pubblici di mappare le proprie missioni istituzionali legando direttamente la spesa di risorse economiche ai mutamenti sugli indicatori di benessere del territorio.

Per un Ente Locale come il Comune di Velletri, gli indicatori selezionati dal DPFP possono costituire un riferimento molto utile per costruire un sistema di monitoraggio coerente con:

  • il DUP (Documento Unico di Programmazione);
  • gli SDGs dell’Agenda 2030;
  • gli indicatori BES Territoriali dell’ISTAT;
  • il monitoraggio delle politiche pubbliche richiesto dalla nuova governance europea.

Velletri 2030 suggerisce a tutte le Amministrazioni del Comune di Velletri di costruire una matrice di corrispondenza tra gli indicatori ISTAT scelti dal DPFP-MEF 2026, i 17 SDGs dell’ASviS e gli indicatori comunali del DUP, utile per integrare la programmazione finanziaria con la misurazione del benessere dei cittadini. L’argomento fu affrontato da Velletri 2030 nell’anno 2019 nel Documento “Misuriamo la Comunità per uno Sviluppo Sostenibile”.

Nonostante i ripetuti tentativi, Velletri 2030 ritiene estremamente difficile per i non addetti ai lavori trovare sul sito web del Comune il DUP approvato dal Consiglio agli inizi del 2026. Ancora più difficile è stabilire una correlazione tra il DUP, gli Obiettivi dell’Agenda 2030, gli indicatori BES territoriali dell’ISTAT scelti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.