A Casa Wilcock “Il clarinetto che tacque a Velletri”

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La storia del clarinetto che tacque a Velletri inizia in Moravia, quando Florian Vystrcil venne arruolato per la guerra e partì da Bánov, dove era nato, per arrivare in Italia con l’esercito austro-ungarico. A Velletri arrivò come prigioniero insieme ad altri soldati austro-ungarici: per tenerli impegnati le autorità dell’epoca li impegnarono in lavori utili per la città facendo loro costruire soprattutto opere murarie che ancora oggi abbelliscono Velletri. Da piazza XX Settembre inizia la scalinata che passando all’interno di viale Marconi conduce verso la stazione ferroviaria: ebbene quella scalinata venne costruita all’inizio del 1900 dai soldati austro-ungarici come è riportato nella tabella che le dà il nome. Nella tabella sono incisi i nomi dei prigionieri che vi lavorarono e fra questi, a cercare bene, si trova il nome del fante Florian Vystrcil. Se oggi tutti quei soldati hanno un nome lo si deve all’iniziativa e all’impegno di alcuni concittadini veliterni che vollero preservare la memoria della vicenda austroungarica per la quale lavorarono circa 8 anni per documentare le loro ricerche, soprattutto presso l’Archivio Comunale. Fabio Taddei, Luca Leoni, Roberto Zaccagnini, Tonino Parmeggiani infine ottennero anche i permessi necessari per l’intitolazione, nel 2018, per la ricorrenza del primo centenario trascorso dalla Prima Guerra Mondiale, della targa commemorativa con tutti i nomi dei prigionieri. Da allora la scalinata si chiama “Scalinata dei prigionieri Austroungarici”. Di famiglia molto modesta Florian Vystrcil venne arruolato a Bánov insieme a un centinaio di altri soldati: quando arrivarono a Velletri, da prigionieri, dormivano nella Caserma Garibaldi, ex convento francescano costruito nell’anno 1100, oggi nota col nome di “Casermaccia”. I soldati, finché rimasero prigionieri a Velletri, vennero anche impiegati dalla ditta Zaccagnini in una cava di selce in località Pietrara e per altre opere di pavimentazione stradale. Florian arrivò insieme al suo clarinetto, con il quale si dilettava e deliziava commilitoni e veliterni: quando è morto, probabilmente per una infezione, a Velletri il suo clarinetto tacque per sempre. Qualche anno fa, nell’Europa dell’est, un giovane Radovan Jancār, scrittore e direttore della Biblioteca della sua città in Repubblica Ceca, dopo quasi un secolo in cui la famiglia non aveva avuto alcuna notizia del congiunto, tranne una cartolina spedita da Battipaglia, inizia la ricerca di notizie di suo nonno Florian Vystrcil tramite i moderni mezzi d’informazione e grazie ad un articolo sul l’intitolazione della scalinata veliterna ai Prigionieri Austroungarici pubblicato da Velletri Life, dove erano presenti il presidente del Consiglio comunale Sergio Andreozzi, l’associazione culturale veliterna Memoria ‘900 e tutti coloro che collaborarono alla ricerca di notizie del fante Florian Vystrcil, in Radovan Jancār si fa strada la speranza di trovare ulteriori notizie in Italia. Parte e arriva a Velletri per mettersi in contatto con Fabio Taddei che purtroppo nello stesso periodo è all’estero e l’incontro non è fattibile. Ma ormai la macchina della ricerca e della memoria è stata avviata. Da parte sua, al suo rientro a Velletri, venuto a conoscenza che il nipote di uno dei martiri d’Ungheria citati nella targa della scalinata era venuto fino a Velletri per cercarlo, anche Fabio Taddei inizia una fruttuosa ricerca e successivo scambio di informazioni con Radovan Jancār. Ulteriori informazioni e notizie su questa vicenda storica si trovano all’interno del libro di Fabio Taddei e Jadoran Jancār “Il clarinetto che tacque a Velletri”, patrocinato dal comune di Velletri e dal comune di Bánov.

Marisa Monteferri