Alla Velitrae la Pallade d’argento “Città di Velletri”

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C’è una razza di preti che la modernità ha quasi estinto: quella dei preti-soldato, dei caparbi costruttori di anime e di muscoli, che non avevano bisogno di master in economia per far quadrare i bilanci ma bastavano una tonaca lisa, una manciata di libretti postali nei cassetti e una fede grossa come una montagna. Monsignor Ettore Moresi era uno di questi. Un prete di ferro nato a Velletri nel 1873, uno che quando fondò la Velitrae nel 1904 non lo fece per sfilare o per prendere applausi, ma perché aveva capito una verità elementare: i giovani o li prendi per mano avviandoli alla fatica sana, alla ginnastica e al dovere, o te li portano via la strada, legramerie rosse o le camicie nere.

Moresi fu un combattente nato. Negli anni ruggenti del Novecento si mise di traverso a tutti: ai liberali che lo volevano bacchettare, ai massoni che sognavano di scardinare l’altare, ai bolscevichi che volevano svuotare le chiese e, non ultimo, a quel fascismo da operetta che nel 1926 gli mandò sotto casa i gagliardetti perché non aveva esposto un tricolore che neppure possedeva. Ma lui, veliterno di carattere e  nel midollo, non si piegò. E oggi, a distanza di anni, la storia gli rende giustizia nel modo più bello.

Sabato 26 settembre, alle ore 17.00, nel piazzale davanti al Museo Civico, la sua creatura prediletta — la gloriosa Velitrae — tornerà a fare quello che sa fare meglio: mostrare i muscoli, la disciplina e lo spirito di corpo con un’accademia di ginnastica in grande stile. Un secolo e passa di storia vissuta tra sbarre, parallele, sudore e medaglie d’oro, culminata con la consegna della prestigiosa Pallade d’argento “Città di Velletri” dalle mani di Eleonora De Paolis che proprio nei ranghi della società veliterna ha mosso i primi passi ed oggi è una delle maggiori atlete paralimpiche italiane

È il premio a chi continua a camminare sulla strada tracciata da quel vecchio parroco burbero e generoso. Perché i regimi passano, le mode cambiano, ma la tempra dei ragazzi di Velletri, educati alla scuola del dovere e della passione, resta quella di una volta. Inossidabile.

Segnalazione di servizio: Se vi capita di passare da Velletri il 26 settembre, fate un salto in piazza. C’è da scommettere che lassù, tra una nuvola e l’altra, monsignor Moresi starà controllando il portafoglio delle offerte e, con un cenno d’intesa, mormorerà: «Bravi ragazzi, avanti così».