Quel brav’uomo di Menotti Garibaldi (che salvò le vigne dei veliterni)

C’è una stirpe di uomini che, quando portano un cognome ingombrante come quello dei Garibaldi, rischiano grosso: o finiscono per sbiadire nell’ombra paterna, o tirano fuori una tale tempra da farsi strada da soli, con la sciabola o con la zappa. Menotti Garibaldi, il primogenito dell’Eroe dei Due Mondi e di Anita, apparteneva decisamente alla seconda categoria.
A Velletri lo sapevano bene. Tanto che se lo scelsero come deputato per ben nove legislature nel loro collegio. E non fu un amore platonico o di quelli che si nutrono solo di chiacchiere da bar e comizi da piazza; fu un legame fatto di fatti concreti, di rimboccarsi le maniche e di salvare la pelle alla gente.
Prendete la storia della Regia Cantina Sperimentale, sorta nel 1891 nei terreni davanti al cimitero. In quegli anni, una calamità spaventosa – la fillossera – minacciava di radere al suolo l’economia agricola veliterna, sterminando le viti. Fu grazie a Menotti e a un’azione diretta e implacabile, basata sugli innesti con le viti americane, se il vino tornò a scorrere e le campagne si salvarono. I veliterni, giustamente, non gliel’hanno mai dimenticato. Del resto, era cittadino onorario della città dal 1892, per volontà del sindaco Alfonso Alfonsi.
Ma Menotti non era il tipo da chiudersi nei palazzi romani a godersi i forzieri della politica. La sua vera patria erano i campi, la terra dura, i coloni. Si era stabilito nella sua tenuta di Carano, ai margini di quell’Agro Pontino che allora era una landa malarica e mefitica. Lì faceva il medico improvvisato dei poveri, distribuendo il chinino ai suoi braccianti per strapparli alle febbri. Finché un brutto giorno del 22 agosto 1903, la febbre se lo prese sul serio: il chinino era finito, per comprarlo non c’erano più soldi, e lui ci lasciò le penne, stroncato a soli sessant’anni. Un eroe civile morto in corsia di povertà, giù nella palude.
Ora, la storia ha la scorza dura e sa come rimettersi in moto. A questo “garibaldino di ferro” Velletri intitola oggi il premio per l’opera vincitrice dell’estemporanea “Velletri e i suoi scorci”, in programma nei giorni di Domenica 27 settembre e Domenica 4 ottobre (dalle 10:00 alle 18:30).
Gli artisti del pennello sono chiamati a immergersi nel tessuto urbano del centro storico. E non finisce qui, perché le opere realizzate andranno all’asta per una nobile causa: la ricerca contro le leucemie.
In fondo, è il modo migliore per ricordarlo: unire l’arte, la memoria di un grande italiano e la solidarietà concreta. E che vinca il migliore.










