Dalla, una foto iconica nell’immaginario popolare

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È una notte di fuoco.

Dove sono le tue mani?

Nascerà e non avrà paura, nostro figlio.

Tutti dovremmo avere in casa almeno un disco di Lucio Dalla, la sua musica, le sue canzoni sono una carezza per l’anima.

Dalla, il nono album del cantautore bolognese uscito nel 1980 è l’essenza di tutte queste carezze.

Otto brani che lo hanno fatto entrare di diritto nei 100 album più belli della musica italiana.

Da Balla balla ballerino a La sera dei miracoli, da Cara a Futura, l’album è un susseguirsi di emozioni e come ogni album bello, tutto parte dalla copertina che ha una storia straordinaria e un po’ controversa.

La foto ritrae Lucio Dalla in primo piano, ma la particolarità è il taglio della foto.

Dalla viene ripreso solamente dagli occhi in su e i soggetti principali sono il mitico cappellino di lana e occhialini tondi che il cantautore bolognese indossava sempre negli anni ’80.

La foto è stata scattata da Renzo Chiesa, sicuramente il più grande dei fotografi italiani che ha dedicato la sua vita artistica ai ritratti di cantanti italiani e internazionali.

Vi consiglio il suo libro “Cinquanta. 50 anni di ritratti della mia musica”, una raccolta di 200 scatti a personaggi del mondo musicale, da Conte a Jannacci passando per Bill Evans con una curiosità incredibile sullo scatto avvenuto per un guasto tecnico della macchina fotografica.

È il 1979 e Renzo Chiesa, che lavorava per la rivista Panorama, chiamò lo studio di registrazione dove, Dalla stava registrando il suo nuovo album (Lucio Dalla) per fare qualche scatto da allegare ad una intervista.

Il giorno dopo, quando si incontrano, Chiesa scattò due rullini e se ne tornò in camera oscura a svilupparli.

E già, si scattava ancora su rullini e si, si doveva aspettare per capire che cosa fosse uscito.

Di tutti quegli scatti, ne tirò fuori un paio che cominciò a distribuire quando gli chiedevano una foto del cantautore bolognese.

Poi, dopo un anno, quando continuavano a chiedergli altre foto di Lucio Dalla, riprese i provini e iniziò a scegliere altre foto per non distribuire sempre gli stessi scatti e arrivò il colpo di fulmine.

Osservò una foto, l’ultima del secondo rullino che ritraeva Dalla mentre guardava in aria in modo particolare.

Quel mezzo busto venne ritagliato in formato quadrato 30×30 eliminando tutto il busto e parte del volto.

Chiesa ne spedì una copia a Lucio Dalla con una lettera e suggeriva di utilizzarla come copertina per il futuro album.

La cosa si concluse bene e ancora una volta lo sguardo di un fotografo ebbe ragione, quella foto oltre ad diventare la copertina dell’album è diventata il simbolo riconoscibile e indiscusso nell’immaginario popolare.

Quando si pensa a Lucio Dalla, viene in mente subito questa foto e la frase “Caro amico ti scrivo” del brano L’anno che verrà contenuta proprio nell’album Lucio Dalla del 1979.

Se questo scatto iconico è l’emblema di Lucio Dalla, Chiesa ha affermato che è la fotografia che gli ha portato fortuna e fama.

Spesso le foto rimangono chiuse in un cassetto, adesso in un hard disk e vengono fatte decantare come un buon vino per poi uscire fuori in un secondo momento e rilasciare tutti i sapori che si porta dietro.

Questa foto è l’esempio lampante che le foto devono essere guardate dopo un po’ per selezionare quelle migliori e per avere uno sguardo distaccato dal momento dello scatto e poter tirare fuori un’inquadratura differente, un dettaglio, dando vita ad una foto diversa; nuova.

Questa foto fu’ purtroppo anche oggetto di controversie legali per l’uso improprio dell’immagine scattata. Chiesa propose oltre all’indennizzo degli arretrati, anche la possibilità di utilizzare l’immagine per sempre.

Dalla però non accettò e alla fine di quel tour cambiò look, niente più cappellino di lana e occhialini tondi.

Chiunque abbia amato Lucio, sa che quella è la Sua foto per l’eternità.

Rubrica a cura di Daniele Trombetti