Fumo, stress e stile di vita sano: parola al dottor Roberto Durante (primario di Medicina Interna della Casa di Cura Madonna delle Grazie di Velletri)

Il 31 maggio è la “Giornata mondiale senza tabacco”, ricorrenza che sensibilizza sull’importanza di astenersi dal fumo. Istituita nel 1988 dall’OMS, annualmente focalizza l’attenzione dell’opinione pubblica sui danni dati dal tabagismo. Ne abbiamo parlato con il dottor Roberto Durante, da aprile 2026 primario del Reparto di Medicina Interna, Endocrinologia e Diabetologia della Casa di Cura “Madonna delle Grazie” di Velletri. La sua è un’intervista a tutto campo dove oltre al tema del fumo si affrontano anche argomenti più ampi, dal ruolo della medicina interna all’importanza di un corretto stile di vita per la prevenzione di molteplici patologie.
Dottor Durante, la “Giornata mondiale senza tabacco” accende ogni anno i riflettori sull’importanza dell’astensione dal fumo. Quali sono i danni principali che il fumo provoca all’organismo?
Che il fumo faccia male è noto ormai da decenni. Il motivo è sostanzialmente legato ai danni che può provocare all’apparato respiratorio, come bronchiti croniche e insufficienze respiratorie, o perché è la prima causa di tumori non solo al polmone ma anche in altri distretti. In più il fumo può provocare danni alla circolazione e patologie che dipendono da essa, come l’infarto al cuore, l’ictus cerebrale, le amputazioni delle gambe per gangrene. Sono motivi più che sufficienti per pensare di smettere, considerando che nel mondo le prime cause di morte sono proprio malattie cardiovascolari e tumori.
È possibile accedere a percorsi mirati per riuscire a smettere?
È possibile e sono state fatte anche diverse campagne in merito. Ci sono centri antifumo sia nel pubblico che nel privato. Bisogna però considerare che la dipendenza non è una malattia ma un sintomo. Curando il sintomo non è detto che si curi la malattia. Le strade esistono, dai farmaci ai sostituti, dalla psicoterapia all’agopuntura: sono possibilità che vanno individualizzate sul paziente e seguite. Di certo non abbiamo un rimedio magico.
Lei da aprile 2026 è il nuovo primario del Reparto di Medicina Interna, Endocrinologia e Diabetologia della Casa di Cura “Madonna delle Grazie” di Velletri. Quanto è importante l’attività che un simile reparto svolge sul territorio?
Il reparto di Medicina Interna è l’unico presente in tutti gli Ospedali ed è il cuore di ogni struttura sanitaria. Abbraccia una serie talmente vasta di patologie che non può mancare. La “medicina interna” è la medicina della complessità. Se un paziente ha un problema cardiologico si rivolge al cardiologo, se ha un problema ematologico si rivolge all’ematologo. Ma se ha una patologia complessa con problemi a più organi – e questo è tipico dell’età avanzata, ma non solo – serve un medico che non “spacchetti” il paziente ma lo curi in modo olistico e globale. Questo è il ruolo del medico internista. Poi ogni internista ha una sua predisposizione, io ad esempio sono specializzato su endocrinologia, metabolismo, nutrizione e prevenzione cardiovascolare.
Quindi ci si rivolge all’internista quando c’è un quadro di patologia su più livelli?
Sì, ci si rivolge al medico di Medicina Interna quando una patologia non è di pertinenza di una branca in particolare oppure è di pertinenza specialistica ma concomitano altre patologie che interessano organi importanti come ad esempio fegato, reni, polmoni. O anche quando non è chiaro quale sia lo specialista competente, in caso di malattie che interessano più organi. In tali casi lo specialista di una determinata branca potrebbe non essere il più adatto proprio perché in pazienti particolari o fragili le cure vanno valutate attentamente per evitare trattamenti utili per il singolo organo, ma complessivamente nocivi per l’intero organismo; in sostanza quando serve una visione globale.
Sempre più spesso i medici e le organizzazioni sanitarie si focalizzano sul corretto “stile di vita” che un paziente deve tenere anche per prevenire patologie di vario tipo. Ma come si può aderire a uno stile di vita sano?
Lo stile di vita sano comprende fondamentalmente quattro ambiti: alimentazione, attività motoria, sonno e svago. Parlando da specialista, dico che un‘eccessiva enfasi si è data all’alimentazione, che di certo è importante ma estremamente individuale. Il modo di mangiare dipende da tanti fattori. C’è tuttavia un parametro universale, ovvero il peso, ed è ottimale mantenere il peso che si ha 20-30 anni con un aumento massimo del 5-10%. Mantenere il peso negli anni vuol dire mangiare e muoversi in modo equilibrato. Un’altra cosa su cui le evidenze scientifiche sono molto più presenti ultimamente è il sonno: ci sono tanti disturbi ad esso legati, il sonno come l’alimentazione ha bisogno di qualità, orari regolari, ambienti idonei e un’igiene su cui la classe medica dovrebbe investire di più.
Spesso il fumo viene legato allo stress. Ma in generale il concetto di stress che cos’è?
Siamo nati, come tutti gli animali, per essere sottoposti a stress. In una condizione di totale assenza di stress, inteso come stimolo che viene dall’esterno, diventeremmo matti. Fatta questa premessa, è ovvio che ognuno ha una serie di equilibri di adattamento allo stress. La stessa ansia, spesso intesa in modo dispregiativo o patologico, è in realtà fisiologica e necessaria perché se non siamo in ansia non siamo attenti e non siamo attivi. Il problema arriva quando i carichi diventano eccessivi e questo dipende strettamente dalla resistenza individuale. Lo stress però non può essere abolito, deve essere piuttosto modulato in base alle nostre possibilità e alla nostra natura.










