Il tesoro nascosto

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Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.

Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (Mt 13,44–52).

Commento

Un tesoro nascosto in un campo… una perla di grande valore.

Il tesoro e la perla evocano qualcosa di raro, prezioso e inestimabile, per cui vale la pena sacrificare tutto. Chi li scopre comprende immediatamente il loro valore e agisce con decisione, senza esitazioni. Così Gesù descrive il Regno dei cieli: non un bene tra i tanti, ma una realtà così grande da cambiare completamente la vita di chi la incontra.

Il Regno dei cieli è il centro della predicazione di Gesù. Nei Vangeli ricorre continuamente perché rappresenta il cuore della sua missione. Molti, però, al suo tempo lo interpretavano in modo sbagliato. Alcuni aspettavano un regno politico capace di liberare Israele dal dominio romano; altri speravano in un potere religioso più forte; altri ancora temevano che l’annuncio del Regno mettesse in pericolo il proprio prestigio e i propri privilegi.

Gesù, invece, parla di un Regno che non si conquista con la forza né con il potere. È il regno dell’amore di Dio, della giustizia, del perdono e della misericordia. Per questo il suo messaggio risultò difficile da accogliere: deluse chi cercava vantaggi personali e spaventò chi temeva di perdere il proprio potere. Annunciare un Regno così diverso significò, per Gesù, andare incontro all’incomprensione e infine alla croce.

Vende tutti i suoi averi e la compra.

Nelle due parabole il protagonista vende tutto ciò che possiede. Non lo fa per costrizione, ma con gioia, perché ha scoperto qualcosa di infinitamente più prezioso. La rinuncia nasce dalla certezza di aver trovato il bene più grande.

Anche il discepolo è chiamato a questa scelta. Accogliere il Regno significa rivedere le proprie priorità, mettere Dio al primo posto e avere il coraggio di lasciare ciò che impedisce di seguirlo pienamente. Il Vangelo non promette una vita senza sacrifici, ma assicura che ciò che si riceve è incomparabilmente più grande di ciò che si lascia.

Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche.

Con questa immagine Gesù conclude il suo insegnamento sulle parabole. Lo scriba divenuto discepolo è colui che conosce le Scritture e le interpreta alla luce del Vangelo. Dal suo tesoro trae “cose antiche”, cioè la ricchezza dell’Antico Testamento, e “cose nuove”, cioè la novità portata da Cristo.

L’Antico e il Nuovo Testamento non si contrappongono, ma si illuminano reciprocamente. Le promesse antiche trovano il loro compimento in Gesù e il Vangelo permette di comprendere più profondamente tutta la storia della salvezza.

Il rischio, ieri come oggi, è quello di comportarsi come gli antichi farisei: fermarsi alle regole, giudicare gli altri e dimenticare il centro del messaggio cristiano. Il vero discepolo, invece, custodisce il tesoro della Parola e lo comunica con sapienza, mostrando che il cuore del Regno è sempre l’amore di Dio, capace di trasformare la vita di chi lo accoglie.