L’Angolo dell’Arte: l’Anfiteatro Veliterno, tracce perdute di una grandezza mai dimenticata

Il mio viaggio attraverso le bellezze veliterne, tra storia, arte e leggenda si conclude oggi. È stato meraviglioso affacciarsi idealmente assieme a voi dalle terrazze di Palazzo Ginnetti, immaginare la vita di Augusto svolgersi nelle stanze della Villa degli Ottavi o osservare le diatribe lunghe decenni per la conquista del Castello D’Ariano…

Non avrei potuto muovere nemmeno un passo, in questo percorso culturale e profondamente emozionale, senza la vicinanza di Guido Giani, la cui passione, bravura e cultura sono state per me non solo fonte di ispirazione ma anche una lanterna nell’oscurità delle molte cose incredibili del nostro territorio che ho conosciuto, assieme a voi, strada facendo. Oggi vi parlerò di una delle questioni ancora non pienamente disvelate della storia della nostra velletri, che è quella dell’esistenza dell’Anfiteatro. Vi è a riguardo, un’ipotesi tutt’altro che irrealistica circa la presenza sul territorio veliterno di un anfiteatro romano. Nella sua fase di maggior splendore, infatti, l’antica Velitrae fu una fiorente e prospera colonia romana e come tale postulava di diritto la presenza di alcuni servizi considerati dai romani basilari e a tratti irrinunciabili quali ad esempio: il foro, le terme, i templi pagani, le necropoli fuori le mura e anche un anfiteatro che garantisse al popolo la possibilità di non tralasciare l’aspetto ludico della vita, attraverso svariati tipi di manifestazioni.

Le manifestazioni spaziavano dalle lotte tra gladiatori alle giostre, dalla presenza di belve feroci alle tauromachie, senza trascurare la possibilità tutt’altro che remota che all’interno dell’anfiteatro si tenessero anche delle naumachie.
Ma procediamo per gradi. Dell’Anfiteatro veliterno, ad oggi, non esiste traccia. Nel 1564 venne rinvenuta una lapide al di sotto della Torre dei Foschi, ovvero nel sito in cui a detta di molteplici studiosi, sorgeva proprio l’anfiteatro.

Questa lapide, custodita nel museo civico di Velletri, narra di un restauro e di una messa in sicurezza di alcune parti del manufatto che necessitavano di lavori. Tale restauro viene collocato approssimativamente tra il 364 ed il 367 d.c. Questa è certamente la prima prova, tangibile, del fatto che la presenza dell’anfiteatro non sia solo un’accattivante ipotesi storica, ma ne esistono anche molte altre, altrettanto verosimili, che si palesano con chiarezza esaminando il sito in cui si pensa fosse stato costruito. Il sito è compreso tra: Piazza Mazzini, il Corso, Via San Francesco, Via del Merangolo e via San Crispino, nel perimetro interno.
All’inizio del novecento, attorno agli anni trenta, fu possibile eseguire dei saggi e campionamenti nelle cantine subito al di sotto del piano della piazza Mazzini.

Sotto l’Antica Osteria dei Tre Mori furono scoperti alcuni ambienti di epoca antichissima, come anche una cripta nel Vicolo Fiscari, un canale di scolo sotto il corso e svariati altri ambienti sotterranei in aree strettamente limitrofe. Per quel che concerne l’ubicazione dell’anfiteatro c’è da fare un’importante valutazione al riguardo. La zona in cui potenzialmente era allocato è forse l’unica zona pianeggiante di tutta Velletri. Perfetta quindi per la costruzione di un tale manufatto che richiedeva come prerequisito la perfetta complanarità del piano di appoggio. Questo perché l’orografia della città di Velletri, poggia su colate laviche di circa 600.000 anni fa che ne hanno definito l’andamento altimetrico in maniera costitutiva. Motivo per cui, nel corso dei millenni, il sottosuolo è rimasto pressoché immutato. Ciò che dal medioevo e attraverso i secoli è stato costruito in quel sito si è banalmente sovrapposto, mantenendo sostanzialmente inalterato il tessuto urbano medievale. A Riguardo, svariati studiosi affermano proprio che Piazza Mazzini non sia mai cambiata dal punto di vista formale e volumetrico ma solamente estetico ed architettonico. Infatti, se consultiamo le antiche mappe e le raffrontiamo con i moderni dati catastali a nostra disposizione possiamo evidenziare con certezza che, realmente, il tessuto urbano di questa specifica zona di velletri sia mutato di pochissimo dall’epoca medievale.

Ciò che invece stupisce e rafforza la tesi dell’esistenza dell’anfiteatro è la conformazione arrotondata costante degli edifici che si sono succeduti nei secoli e che sembrano descriverne con grande precisione il perimetro. Questo perché come in altri casi simili, sempre in Italia, le fondamenta degli anfiteatri venivano utilizzate come piani di appoggio dei muri di tamponamento delle case che si andavano via via costruendo al posto del demolito. Ecco che trova una giustificazione concreta la linea curva delle case e la loro conformazione in pianta, spesso trapezoidale.
Pare che l’Anfiteatro sia stato costruito, secondo il Cardinali, sotto la dinastia degli Antonini in un arco temporale che va dal 98 al 138 d.c. e che questa collocazione storica sia stata anche confermata dal Di Falco che ne attesta la costruzione attorno al 120 d.c. Gli anfiteatri romani erano di forma ovale o, per meglio dire, pseudo-ellittica. Questo perché quella particolare forma consentiva allo spettatore, in qualunque punto della costruzione si trovasse, di godere di una visibilità pressoché totale. Si presuppone, seguendo le linee guida di costruzione degli altri anfiteatri romani, che quello veliterno fosse costituito da uno o più ordini di gradinate che ne formavano la capacità complessiva di sedute. Tali gradinate si pensa potessero avere un angolo compreso tra i 33 e 35 gradi per permettere ai fruitori degli spettacoli la più ampia visibilità possibile.

Il nostro anfiteatro parrebbe aver avuto a disposizione due ingressi importanti: l’ingresso trionfale e la Porta Libitinensis dalla quale uscivano i protagonisti dei giochi. Vivi o morti. Oltre, ovviamente, agli ingressi per gli spettatori.
Sembra che l’orientamento del complesso fosse con l’asse maggiore inclinato ENE e OSO, coincidente fra l’altro, con il tracciato di Via Furio unica strada in perfetto piano, come è facilmente verificabile anche oggi. Insomma, da notizie particolarmente attendibili e condivise da molteplici studiosi pare che la vita dell’Anfiteatro Veliterno si sia articolata tra il 98 ed il 500 d.c. epoca in cui venne distrutto poiché, secondo il Sestini, era semplicemente andato in disuso.
Trovo la possibilità reale e non solo immaginata di aver avuto nella nostra città un anfiteatro così importante, rappresenti l’ennesima pietra miliare dell’importanza che Velletri ha avuto nel corso dei millenni. Da fiorente colonia romana a luogo scelto dai Borgia per vivere e con ogni certezza terra natìa del più grande imperatore romano di sempre… abbiamo stratificato nel corso dei secoli, dentro di noi: storia, arte e cultura. Ma non ne abbiamo colpevolmente, in troppi casi, difeso l’appartenenza. Troppe cose sono state sacrificate sull’altare dell’opportunità del momento, di una malcapitata forma di praticità, mettendo da parte qualunque, banale, forma di lungimiranza e autosalvaguardia.
Questa seconda edizione dell’Angolo dell’Arte è nata con il solo scopo di portare alla luce fatti, storie e leggende del nostro territorio, spesso relegate in un fumoso dimenticatoio. Ho sempre creduto che rispolverare le proprie radici sia di ineludibile importanza per la costruzione del presente e quindi del futuro. Se c’è qualcosa che davvero mi auguro è di aver sottolineato con forza, grazie a questi articoli, la necessità di non ripetere gli stessi errori.
Nel nostro dna esiste bellezza e cultura in grande quantità e, se nel passato sono state dimenticate, è necessario, invece, ricordarcene ogni giorno.
Ricordiamoci da dove veniamo e sapremo sempre con certezza dove siamo diretti.
Ad maiora.










