L’Angolo dell’Arte: il Tempietto del Sangue… storie di Santi, Miti e falsi Dei

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Si narra che il nucleo originario della nostra Velletri fu fondato ad opera degli etruschi ed, in effetti, molte prove storiche paiono ratificare questa tesi di cui si discute anche in relazione all’origine del nome stesso della nostra cittadina. A tal proposito esistono due orientamenti relativi all’origine del toponimo “Velletri”: l’orientamento che propende per l’origine volsca o italica e quello che propende per l’origine etrusca. Pare che questo nucleo fosse ricompreso in un triangolo ideale inscritto tra il Comune, le carceri e San Lorenzo e che fosse stato recintato per favorirne la difesa, dando così materialmente corpo ad una piccola ma fortificata acropoli.

In questa zona ne esisteva una parte, denominata “Pomerium”, che era dedicata alle divinità. Il Pomerium, infatti, presso i Romani era una porzione di terreno sacro, sul quale non potevano insistere costruzioni e che normalmente correva lungo le fortificazioni della città, sia all’interno che all’esterno. Aveva un duplice scopo, il pomerium, uno militare ed uno religioso. Per il suo carattere sacrale, infatti, era fatto divieto di attraversarlo in armi. Il pomerium dell’antica Velitrae, era dedicato alla divinità Semo Sancus, una divinità arcaica romana, di origine sabina, protettrice dei giuramenti. Dio della fede e della fides, dell’onestà dei giuramenti. Dio della luce celeste, vendicatore della disonestà, santificatore degli accordi cui erano stati dedicati anche altri templi, quali ad esempio quello del Colle Quirinale e quello dell’isola Tiberina. Notizie storiche di una certa attendibilità identificano il luogo della costruzione dell’odierno Tempietto Bramantesco, detto “Del Sangue” che sorge in Piazza Cesare Ottaviano Augusto, all’ombra del palazzo comunale, come quello rispondente all’antico Pomerium.

Chiaro che la prima domanda da porsi, in relazione a questo tempio, credo possa essere proprio quella relativa all’origine del nome. Perché lo chiamiamo “Tempietto Del Sangue”? Non esiste un’ottica univoca, attraverso la quale osservare questa vicenda così antica ed interessante. Abbiamo diverse fonti da cui trarre notizie, ad esempio nel “Teatro Historico di Velletri” di Bonaventura Teoli, si narra che quel nome sia stato tratto da un episodio che accadde nel lontano 1516. Quando il 6 giugno un affresco raffigurante una Madonna con bambino, iniziò a piangere lacrime di sangue.

Altri ancora, invece, ipotizzarono che, essendo quello il luogo in cui, in tempi remoti, sorgeva un tempio pagano dedicato alla divinità Semo Sancus, possano esser state la corruzione del linguaggio unitamente all’ignoranza a portare ad una storpiatura del nome da: sancus a sangue. Nella mappa urbana del 1872 viene riportato il fatto che il disegno del tempietto fosse opera del Bramante. L’influenza del grande architetto è certamente molto evidente nella tipica struttura a base ottagonale con pilastri e cornici di peperino ed otto oculi (finestre tonde) ma il disegno originale fu opera di Alessandro da Parma, allievo del Bramante stesso. L’odierna entrata del tempietto è su Piazza Cesare Ottaviano Augusto ma è successiva alla costruzione dello stesso, in quanto l’entrata originaria era allocata su Via Santa Maria del Sangue. Fu chiusa e riaperta, nella attuale posizione, all’esito della costruzione dell’attiguo palazzo comunale, al fine di stabilire una certa contiguità ed un certo ordine urbanistico.

Il tempietto fu iniziato a costruire nel 1520 e fu terminato a cavallo del 1579. Occorse un tempo così lungo, per la sua costruzione poiché essa si dipanò attraverso mille peripezie e difficoltà, tra le quali: le ripercussioni del sacco di Roma del 1527 ed anche un rovinoso terremoto che colpì gravemente Velletri nel 1533. Dell’anno della sua consacrazione, però, siamo certi poiché esso si evince da una lastra lavorata di grandi dimensioni che lo riporta con chiarezza. Ciò su cui Guido Giani, invece, mi ha espresso molti dubbi è stata proprio la difficoltà che ha riscontrato di collocare nel tempietto, quella lastra di oltre due metri di larghezza.

Avrebbe potuto eventualmente fungere da altare, ma, in ogni caso, anche valutando quel tipo di funzione pareva non avere le giuste dimensioni. Alcuni dei suoi studi, invece, lo hanno portato a credere, con ottima approssimazione, che la lastra potesse essere perfettamente combaciante con la trabeazione orizzontale di chiusura laterale di Porta Romana che fu, anch’essa, terminata nel 1579 in un collegamento che ho trovato davvero romantico e significativo. Come se tutte le grandi opere artistiche della nostra città, alcune ancora esistenti e molte altre no, avessero un trait d’union di bellezza a legarle indissolubilmente. Nella parte sovrastante della porta di ingresso, era possibile vedere un antico “Orologio berosiano” realizzato in marmo, recante impressa una scritta che ne attestava il ritrovamento nel territorio di velletri: Horologium Berosianum eretum ex Agro Veliternum. Esso venne donato alla Confraternita dei Pellegrini e Convalescenti dal Cardinale Stefano Borgia.

Per chi non lo sapesse Berosio è stato un atronomo, astrologo e storico greco antico babilonese, vissuto tra il IV ed il III secolo a.c. che, primo nella storia, inventò un tipo di meridiana che poteva essere facilmente trasportata. L’orologio berosiano del tempietto del Sangue rimase in quella posizione, con certezza, fino al 1930 quando, assieme alla lapide fu rimosso e sostituito con dei fasci littori marmorei ed un’iscrizione dalla grandi dimensioni in memoria dei caduti della prima guerra mondiale. All’interno del tempietto vi era la presenza di tre altari. Al di sopra di quello centrale era posizionato un grande crocifisso ligneo intagliato a Roma nel 1579, dotato di una caratteristica particolarissima. Molto probabilmente l’intagliatore conosceva l’anatomia umana molto bene e possedeva una chiara esperienza con il marmo.

Questo Cristo crocifisso, di legno di noce, con una grandezza di circa tre metri per tre, ora esposto al Museo Diocesano, aveva una duplice funzione di “Cristo Crocifisso e Cristo Deposto” data dalla possibilità di poter muovere le sue braccia, che erano state concepite in maniera tale da poter essere smontate all’occorrenza. Capirete quanto fosse avanguardista un concetto simile alla fine del 1500. Mentre al di sopra dell’altare di sinistra vi è un affresco di Madonna con bambino che, secondo la tradizione, sarebbe proprio il dipinto miracoloso.
La travagliata e, a tratti misteriosa, storia del tempietto del sangue culmina nel 1944, quando a seguito del famoso bombardamento, venne seriamente danneggiato. All’esito del quale, venne dato incarico a Giuseppe Zender di iniziarne il restauro che nel 1954 ne modificò parzialmente la struttura. Operando un abbassamento del tamburo, la chiusura delle finestre poste lateralmente al portone di ingresso ed aprendo contestualmente gli otto oculi, immediatamente sopra al primo cornicione.

Siamo fortunati ad avere ancora tra le nostre ricchezze, il tempietto bramantesco. Una piccola costruzione densa di storia, religione, paranormale e mitologia pagana. Mi auguro possa essere valorizzato come merita e che possa continuare a narrare ai posteri tutta la storia di cui ogni sua pietra è intrisa.