L’arte in municipio, il vino nei calici e la commedia dell’arte veliterna

Niente è più istruttivo, per chi voglia misurare la temperatura della nostra provincia, di una domenica pomeriggio passata in una sala consiliare. Prendete Velletri, per esempio: la scorsa domenica 11 ottobre s’è chiusa la tredicesima edizione del Velletri Wine Festival, intitolato alla memoria di Nicola Ferri. E dove si va a celebrare il connubio tra Bacco e Apollo? Ma nella Sala Consiliare del Comune, s’intende, giacché dalle nostre parti persino le muse devono prima chiedere il permesso ai banchi della politica.
A fare gli onori di casa c’era Alessandro Filippi, presidente della «Pallade Veliterna», affiancato dal maestro Gianni Buttinelli. La cerimonia è cominciata con quel pizzico di ritardo accorto e tutto italiano, concesso — si è detto — per dar modo ai ritardatari di trovare un parcheggio. E già qui ci sarebbe da scrivere un trattato sulla sociologia del cittadino nostrano, per il quale la ricerca della sosta al centro è un rito propiziatorio al pari di un’impennata d’arte.

Il bilancio di quest’anno, a sentire gli organizzatori, è stato eccellente. Opere di livello e adesioni persino da fuori regione: un’artista, la signora Antonella Padovani, è arrivata addirittura da Todi. Da noi, quando un umbro scende nei Castelli Romani per mostrare un quadro, si parla subito di respiro internazionale.
Ai premiati non sono andate le solite medaglie di latta che finiscono a prendere polvere nei cassetti. No, la ricompensa è stata ben più pragmatica e patriottica: una bottiglia di Follia messa a disposizione da Matteo Ceracchi (un nome, un programma), una ristampa d’epoca sull’Augustus di Monsignor Amati e un libretto sulle chiese locali curato dalla Pro Loco. Un kit perfetto per abbinare la cura dello spirito a quella del palato.
Ma Filippi, da bravo capocomico della cultura locale, guarda già avanti. A fine novembre, per la festa del patrono San Clemente, debutterà la prima edizione dell’«Ancora d’Oro» intitolata al Cardinale Stefano Borgia. La storia qui si fa dotta: Clemente fu martirizzato con un’ancora al collo, mentre il cardinal Borgia morì nel 1804 mentre scortava il Papa a Parigi per l’incoronazione di Napoleone. Da noi la santità s’intreccia sempre con la grande storia, o quantomeno con le sue disgrazie.

E per l’anno prossimo? La quattordicesima edizione del Festival sarà dedicata all’architetto Emanuele Caniggia, nel centenario del Monumento ai Caduti di Piazza Garibaldi e a 230 anni dal ritrovamento della famosa Pallade Veliterna.
Tra ringraziamenti di rito ai Lions Club, ai Musei Civici, al Sindaco Ascanio Cascella e alla solita carovana di sponsor e benemeriti locali senza i quali queste giostre non starebbero in piedi, resta la sensazione di una provincia ostinata. Una provincia che si specchia nelle sue glorie passate per dimenticare le miserie presenti, affogando il tutto in un buon bicchiere di vino e in una spennellata di colore. E in fondo, via, male non fa.
Fondazione Magni-Mirisola










