Un grappolo d’argento che sa di investitura

Domenica pomeriggio, mentre calava il sipario sulla novantacinquesima Festa dell’Uva e del Vino e sulla tredicesima edizione del Velletri Wine Festival, mi è stato messo in mano un piccolo oggetto di metallo: un grappolo d’argento. Uno di quelli sbalzati trent’anni fa dalle mani sapienti di Mauro Leoni per le edizioni leggendarie firmate da Nicola Ferri.
Chiunque altro vi avrebbe visto solo un soprammobile polveroso, un ninnolo da vetrina. Io no. Tenendolo nel palmo della mano, ne ho sentito subito il peso, che non è quello del metallo ma quello della memoria. Quel grappolo si porta appresso una storia d’amore per la terra, il senso vero e ormai smarrito della promozione di un territorio, e quella nostalgia struggente che fa venire il groppo in gola ogni volta che si riapre il libro dei ricordi. Riceverlo oggi, a trent’anni precisi dalla scomparsa di Nicola Ferri, ha il sapore strano e solenne di un’investitura. O magari di un monito, chissà.
Ripenso con affetto a quell’amicizia nata nel 1991, subito dopo l’arrivo dell’architetto a Velletri. Era un uomo libero, venuto da lontano, uno di quegli spiriti irrequieti che la vita aveva già messo a dura prova e che a Velletri trovò una insperata seconda giovinezza. Olimpionico di vela a Roma ’60, artista nell’anima ma dotato di un’umanità contagiosa, Ferri ebbe il merito — rarissimo da queste parti — di risvegliare una città intorpidita, restituendole l’orgoglio d’appartenere a una storia comune.
Si inventò il Palio delle Decarcie, allargò gli orizzonti del paese con la Strada del Vino, allacciando gemellaggi con Montespertoli, con Castiglione di Sicilia e poi giù giù con un Comune per ogni regione d’Italia. Trasformò la provincia in un palcoscenico nazionale, costringendo i veliterni a guardare oltre il proprio campanile.
Poi, il 18 novembre del 1996, quella bella melodia si interruppe bruscamente. Per sempre? Forse sì, per la sollievo di qualche mediocre infastidito da tanta grandezza; forse no, per la speranza di chi non s’arrende all’inedia. Staremo a vedere. Ma intanto, quel grappolo d’argento lì sul tavolo continua a scottare.










