Lettera aperta sulla frana di via Appia e gli appartamenti evacuati a Velletri

Gentile Direttore,
le scrivo a seguito del video-servizio giornalistico andato in onda su Rai 3 lazio, lo scorso 18 febbraio, nell’ambito della trasmissione “Buongiorno Regione“. Il servizio si occupava dei disagi provocati dalla chiusura della via Appia nei pressi della stazione ferroviaria della città dei Castelli, a causa di un movimento franoso che ha interessato una scarpata, per circa cinque metri, prospiciente la strada statale.
L’evento ha causato l’inclinazione di circa dieci gradi di alcuni pannelli di metalli posti dal Comune, circa otto anni fa, a protezione della via, quando si verificò una similare situazione. Oltre la strada, è stata anche evacuata una palazzina di sei appartamenti, che, insieme ad altre, si trova sulla sommità del costone.
Nel video-servizio del Tg 3, durante il quale il giornalista Davide Fioroni ha interloquito con il sindaco della città ed il comandante della Polizia Locale, sono state dette delle imprecisioni tali da costringermi a segnalarle, poiché mi toccano quasi direttamente, con la sopita speranza che siano rettificate. La più bruciante è un’accusa strisciante nei confronti dei condomini del palazzo evacuato, i quali, a distanza di “tre settimane”, sarebbero stati inattivi nei confronti dell’ordinanza comunale. In realtà, i condomini si sono attivati sin da subito, segnalando all’autorità comunale che la proprietà della scarpata non appartiene loro e che in precedenti similari eventi altri hanno provveduto.
Attivandosi, di contro, nell’unica parte dell’ordinanza che può essere da loro assolta; ovvero, fare effettuare delle indagini geologiche sul terreno sul quale poggia il fabbricato, sebbene un ingegnere già contattato e presente all’assemblea che, prontamente, l’amministratore ha convocato, abbia dichiarato che il palazzo è stabile e il problema risiede nella scarpata. La più eclatante delle imprecisioni è che i condomini e l’amministratore non erano presenti all’intervista perché “hanno scelto di non venire”, mentre non sono stati né contattati né invitati. Questa affermazione getta discredito sui condomini e sull’amministratore, la cui presenza sarebbe stata voluta e dovuta.
Tralascio le difficoltà vissute nel vivere “accampato” presso amici o parenti; costretti persino a superare le difficoltà burocratiche (mentre si era promessa la massima disponibilità) per tornare a riprendere qualche altro oggetto che non si era riusciti a portare via nel brevissimo tempo concesso, quasi fosse prossimo il crollo di un edificio che non presenta alcuna crepa. Mi preme invece sottolineare quanto la sicurezza, intesa nell’accezione anglosassone di “safety”, sia una primaria esigenza sia sociale che personale, anche di chi è uno dei “condomini”, con tutta la fretta di risolvere il problema per rientrare nel proprio “focolare”.
Per questo auspico che il coordinamento, tanto sbandierato nell’intervista, sia reale e sinergico, a tutela di tutti.
Ringrazio per l’ascolto e lo spazio che vorrà concedermi.
Emanuele Cammaroto










