Quando l’arte contemporanea entra nel “Pantheon” di Velletri

Bisogna dare atto a Velletri di una certa ostinazione, di quella tipica caparbietà laziale che, quando si mette in testa di nobilitare il proprio passato, non guarda in faccia a nessuno. E così, dopo la parentesi, peraltro assai riuscita, della Festa delle Camelie, la Chiesa di San Lorenzo — che per i velletrani è il “Pantheon” cittadino — ha deciso di non chiudere i battenti, ma di spalancarli all’arte contemporanea.
È una bella storia di sinergia, che vede protagonista la Fondazione “Museo Luigi Magni e Lucia Mirisola” e la generosità di Monsignor Roberto Mariani, parroco dell’Unità Pastorale Velletri Centro. A dirla tutta, oggi siamo abituati a vedere le nostre chiese trasformate talvolta in musei polverosi; qui invece si è cercato di far dialogare il sacro con il moderno, in un percorso che si snoda tra le cappelle, quasi a voler dimostrare che la fede non è un reperto, ma un presente in continuo divenire.
Venerdì 3 luglio, alle 19.30, la mostra è stata inaugurata, richiamando un pubblico che non si è lasciato spaventare dalla calura estiva. Il percorso espositivo è un mosaico di voci: c’è la nutrita delegazione dei “Cento Pittori di Via Margutta”, c’è la mano di Maria Mantuano, di Valter Campanella, di Elisabetta Giraldi, e poi le icone di Emanuela Tardivo, che con le sculture di Sandro Spallotta trovano nel silenzio della chiesa una collocazione che non è solo estetica, ma quasi di contrappunto spirituale.
C’è poi un momento di commozione sincera nel presbiterio. Le figlie di Giuseppe De Rossi, Nicoletta e Federica, hanno voluto concedere due quadri del loro compianto genitore. È un modo, forse il più nobile, per ricordare che un artista non muore mai del tutto finché c’è una tela a parlare per lui. E a chiudere il cerchio, la “Resurrezione” di Vito Lolli, che sembra vigilare sull’intero tragitto.
Il merito di questa iniziativa va condiviso, come si dice in questi casi, con chi ci ha creduto davvero: Don Roberto, che ha concesso la sua fiducia, Franco Montellanico, e la Confraternita di S. Antonio da Padova, che ha fornito un aiuto concreto.
Per chi volesse farci un salto — e glielo consiglio, se non altro per scoprire una Velletri che sa guardare avanti senza rinnegare le proprie radici — la mostra è visitabile tutti i giorni, esclusa la domenica, dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 20. Non è un appuntamento per pochi eletti, ma una finestra aperta sulla città. E in un’Italia che troppo spesso preferisce dimenticare, dare spazio all’arte in un luogo di memoria è, in fondo, l’atto di resistenza più civile che ci sia rimasto.










