Referendum Giustizia, Ladaga: “Il mio è un Sì convinto, serve una riforma vera”

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A pochi giorni dal voto sul referendum in materia di giustizia, il Presidente del Consiglio Comunale di Velletri, Salvatore Ladaga, e segretario cittadino di Forza Italia, prende una posizione chiara e senza ambiguità: deciso al referendum del 22 e 23 marzo.

Un’intervista articolata in cui Ladaga entra nel merito delle riforme e rilancia la necessità di un sistema giudiziario equilibrato, garantista e trasparente.

Presidente Ladaga, partiamo dall’inizio: perché questo referendum è così importante?

Parto dall’incipit che questo non è un referendum contro qualcuno ma è funzionale a stabilire ordini tra le parti processuali. Si tocca uno dei pilastri dello Stato: la giustizia. Non stiamo parlando di un tema secondario. Il modo in cui funziona la giustizia incide sulla vita delle persone, sulle imprese, sulla fiducia nelle istituzioni. Io voto perché ritengo che il sistema abbia bisogno di correttivi strutturali.

Uno dei temi più discussi è quello sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Perché ritiene centrale questo punto?

Perché la terzietà del giudice è un principio fondamentale. Oggi giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine e possono, nel corso della carriera, passare da una funzione all’altra. Anche se avviene raramente e con modalità precise, il principio rimane. Con la separazione definitiva delle carriere, si rafforza l’idea di un giudice realmente equidistante tra accusa e difesa. Non è una questione tecnica per addetti ai lavori: è un messaggio forte ai cittadini. Il giudice non deve solo essere imparziale, deve anche essere percepito come tale.

Il fronte del No sostiene che si voglia mettere sotto pressione la magistratura. È così?

No. Si vuole introdurre maggiore trasparenza anche nei meccanismi di valutazione. Chi esercita un potere così rilevante deve essere soggetto a criteri chiari e verificabili. Questo vale per i politici, per i dirigenti pubblici, per chiunque ricopra ruoli di responsabilità. Il mio Sì è anche un Sì alla responsabilità istituzionale.

C’è chi legge questo referendum come un regolamento di conti tra politica e magistratura.

Io respingo con forza questa lettura. È una narrazione semplicistica. Il referendum nasce dall’esigenza di modernizzare il sistema giudiziario. Un sistema più efficiente e più equilibrato conviene a tutti, anche ai magistrati. Ridurre tutto a uno scontro ideologico significa non voler entrare nel merito.

In sintesi, perché un cittadino dovrebbe votare Sì?

Perché è una scelta di riforma e di equilibrio. Perché rafforza la separazione dei poteri. Perché introduce maggiore responsabilità. Perché limita possibili abusi. Io voto Sì non per appartenenza, ma per convinzione. Credo in una giustizia più moderna, più garantista e più vicina ai cittadini.