Semi di inclusione a Velletri: dove c’erano i rifiuti, ora fiorisce il giardino dell’ALFAD

Altre Notizie

Esiste una parola che, a pensarci bene, profuma di terra smossa e di inclusione: Riparare. A Velletri, questa parola ha smesso di essere un concetto astratto per farsi giardino. Dove per anni hanno regnato l’abbandono e i rifiuti “lanciati dai finestrini”, oggi sorge il (nuovo) Giardino Peppino Impastato, un presidio di accoglienza restituito ai ragazzi dell’ALFAD (Associazione Libera Fanciulli Adulti Disabili).

Si tratta, inoltre, di una sfida vinta contro la burocrazia della Messa alla Prova. Grazie alla sinergia tra il DLF, la Fondazione Caritas Velletri-Segni e la dedizione di G. – un giardiniere che ha scelto di trasformare le sue ore di sanzione in un dono alla comunità – l’area che era stata sacrificata in nome di cartelloni pubblicitari ed immondizia abbandonata è tornata a fiorire. Qui, i ragazzi dell’ALFAD curando le piante riparano, al tempo stesso, la ferita ambientale e sociale che vi era in precedenza.

Il progetto non ha solo restituito un’area verde ai ragazzi dell’ALFAD, rimasti troppo a lungo orfani di uno spazio proprio a causa di vecchie scelte amministrative che avevano privilegiato manifesti pubblicitari agli alberi. La vera vittoria sta nell’aver trasformato la Messa alla Prova in un’occasione di rigenerazione urbana concreta. Grazie al lavoro di G., alla guida esperta di Leonardo Alivernini e al supporto fondamentale dei tecnici della PPDLF, il giardino è diventato una scuola a cielo aperto: qui si impara a piantare, a recintare e a ricostruire aiuole, a potare e a rispettare i tempi della natura. In un’epoca in cui la città sembra correre verso la cementificazione, questo piccolo perimetro di terra rappresenta una forma di resistenza gentile ma determinata.

Eppure, dietro la bellezza dei fiori che sbocciano nel Giardino Impastato, si nasconde una battaglia burocratica che dura da oltre sei anni. La Palestra Popolare DLF e l’Associazione R/Esistenza, infatti, presentano ogni anno una richiesta formale al Tribunale di Velletri per essere inserite nelle liste ufficiali degli enti convenzionati per la Messa alla Prova. La risposta? Un silenzio assordante che si rinnova di protocollo in protocollo. È un paradosso: mentre le carceri scoppiano — con oltre 60.000 detenuti a fronte di 50.000 posti circa e una tragica scia di suicidi — e la riforma Cartabia spinge proprio verso le pene alternative, il tribunale locale sembra ignorare chi tende la mano. Attualmente, il peso di questa funzione riparativa grava quasi interamente sulla Caritas, che però, per ovvi limiti logistici, non può accogliere numeri eccessivi e decide di cooperare e delegare ad altre realtà del territorio. La Messa alla Prova, nata per alleggerire i tribunali e offrire un riscatto concreto, diventa un percorso a ostacoli dove il reo vuole riparare il suo debito ma lo Stato non glielo permette facilmente. In questo contesto, il lavoro di G. e dei ragazzi dell’ALFAD non è solo un’opera di giardinaggio, ma una risposta all’inerzia amministrativa che fatica a percepire il valore sociale della riabilitazione fuori dalle mura di un’aula di giustizia o di un carcere.

Oggi, il Giardino Peppino Impastato non è più una discarica abusiva per “civilissimi” cittadini, ma un luogo protetto e profondamente incluso nella nostra comunità. È la dimostrazione di ciò che è possibile realizzare quando le realtà del Terzo Settore come Caritas, DLF e ALFAD collaborano insieme. L’augurio è che questa attività di “riparazione” possa diventare un esempio da seguire per poter continuare a trasformare spazi abbandonati in semi per la collettività. Perché, come dimostrano i sorrisi dei ragazzi tra le aiuole appena ricostruite, l’integrazione e l’appartenenza sono gli unici elementi possibili in risposta al degrado.

Testo e foto di Aurora Ierussi