Un autoritratto della pittrice veliterna Juana Romani protagonista a Forlì

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Il 22 febbraio 2025 inaugura a Forlì “Il Ritratto dell’Artista. Nello specchio di Narciso. Il volto, la maschera, il selfie” presso il Museo civico San Domenico. La mostra esplora il tema dell’autorappresentazione attraverso i secoli e le diverse forme artistiche.

Un viaggio attraverso l’immagine che gli artisti hanno dato di sé nel tempo: tra le oltre 200 opere, dall’antichità al Novecento, sarà presente un autoritratto di Juana Romani, artista veliterna affermata nel panorama artistico internazionale di fine Ottocento.

Juana è nel pieno di un’attività di riscoperta: sue opere sono attualmente esposte a Parigi nella mostra “Elles”, presso il Musée National Jean-Jacques Henner fino al 28 aprile 2025. La sua storia è, inoltre, oggetto di un documentario con la regia di Lucia Ceracchi.

Lo storico dell’arte Gabriele Romani porta avanti questo movimento di studio e rivalutazione che lo ha visto co-curatore, con Marco Nocca, della prima mostra monografica italiana, voluta dall’Accademia di Belle Arti di Roma nel 2017, e poi per quella francese con Marion Lagrange (Université Bordeaux-Montaigne) ed Emanuelle Trief-Touchard (Musée Roybet-Fould).

A ottobre 2024 è uscito nelle librerie, edito Castelvecchi, il suo saggio Confini d’identità. Juana Romani, modella e pittrice che esplora la figura dell’artista attraverso una lettura che fonde storia dell’arte e antropologia.

L’infanzia di Juana Romani, nata a Velletri come Giovanna Carolina Carlesimo nel 1867, è marcata dall’abbandono del padre brigante, dal trasferimento a Parigi a dieci anni e l’affiliazione a un musicista che diverrà il suo padre putativo.

È nella capitale francese che Juana inizia la carriera di modella d’atelier: mestiere che, dice Gabriele, ha prodotto nei suoi studi un cortocircuito perché «spoglia e riveste continuamente i corpi dei modelli di immaginari molteplici».

Dopo il 1884 Juana inizia il suo apprendistato come pittrice presso l’atelier di Jean Jacques Henner e Ferdinand Roybet: in Francia alle donne non è consentito l’accesso alle scuole pubbliche d’arte fino al 1897. Juana espone al Salon dal 1888 al 1904 e nelle maggiori città europee e oltreoceano, ottenendo la medaglia d’argento all’Esposizione Universale del 1889. Le sue opere entrano nelle collezioni del Musée des Beaux-Arts di Mulhouse in Alsazia e due sue opere vengono acquistate dallo Stato francese: tra cui Primavera (1894), attualmente esposta alla mostra “Elles”, e Salomé (1898) presente nella sala degli stranieri al Musée du Luxembourg, poi dispersa dopo il 1927 in Lettonia.

I dipinti di Juana Romani incarnavano una visione artistica audace e personale, ispirata all’antico, votata a una pittura sensuale a richiamo di un vago esotismo. Quasi tutti i suoi quadri sono ritratti di donne, per i quali prende a modelle sue amiche e colleghe.

Partecipe della mondanità parigina, si ritaglia un gruppo intimo di amicizie legate all’arte e all’imprenditoria tra cui Antoine Lumière, padre dei fratelli Lumière, di cui Juana è maestra di pittura e a cui si deve la donazione di un proiettore cinematografico che ispirerà a Velletri l’impresa della casa di produzione Helios Film.

Per il suo “eccesso di fantasia”, una difficile collocazione stilistica, il essere donna e immigrata, la presenza di Juana Romani nella sezione italiana dell’Esposizione Universale del 1900 e nella sala del Lazio della IV Biennale di Venezia non fu compresa: viene accostata ad Antonio Mancini e Giovanni Boldini, ma allo stesso tempo è presentata come un «accidente estetico».

Il suo “pariginismo” la rese estranea al panorama culturale italiano dell’epoca. Il non essere riconosciuta in patria e la mancata realizzazione del suo progetto di galleria d’arte all’interno del Municipio di Velletri segnò profondamente Juana, che si ritirò dalla scena pubblica nel 1903. La sua salute declinò rapidamente: viene internata in una struttura psichiatrica dove rimase fino alla morte, nel 1923.