Un viaggio monumentale tra anime e corpi: il successo della “Divina Commedia” firmata AngoliLab

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Una regia magistrale, corpi che si fanno scenografia e un’interpretazione profonda dei classici: lo spettacolo di Wladimiro Sist incanta il pubblico e annuncia la ripresa delle attività a settembre. Si è concluso tra gli applausi scroscianti e una palpabile commozione il monumentale adattamento della Divina Commedia, portato in scena dalla compagnia e laboratorio teatrale AngoliLab, sotto la sapiente e studiata regia di Wladimiro Sist. Uno spettacolo che non si è limitato a mettere in scena il testo dantesco, ma lo ha letteralmente plasmato davanti agli occhi degli spettatori, regalando un’esperienza sensoriale e visiva di rara potenza. L’Inferno di corpi: quando l’anima si fa materia. Il momento più alto e suggestivo della rappresentazione è coinciso senza dubbio con la creazione dell’Inferno. L’atmosfera in sala si è fatta densa, cupa, quasi asfissiante, squarciata solo da luci caravaggesche e fumi densi. A lasciare il pubblico senza fiato è stato l’ingresso delle anime dannate: i componenti del cast, con un lavoro coreografico e fisico straordinario, hanno utilizzato i propri corpi per creare le scenografie stesse del dolore. Mura umane di carne che si contraeva, gironi che prendevano vita attraverso grovigli di braccia e gambe, rocce umane fatte di schiene piegate dal peso del peccato. Un’intuizione registica potente, capace di rendere visivamente l’idea della dannazione eterna, dove l’essere umano perde la sua individualità per farsi puro elemento di tormento. Al centro di questa architettura umana, si è distinta la straordinaria profondità psicologica dei tre pilastri dell’opera: Dante: un uomo smarrito, fragile ma mosso da una furente sete di conoscenza, la cui evoluzione interiore è stata resa con vibrante realismo. Virgilio: una guida solida, intrisa di una malinconia tutta classica, una voce della ragione che non manca mai di profonda empatia. Beatrice: non una semplice icona astratta, ma una presenza celestiale e insieme magnetica, capace di incarnare la purezza della grazia salvifica. Attorno a loro, hanno brillato interpretazioni magistrali di figure chiave del viaggio ultraterreno. Il pubblico è rimasto ipnotizzato dal traghettatore Caronte, reso con una ferocia ancestrale; dalla straziante e cupa disperazione del Conte Ugolino; e dalla macabra, potente apparizione di Bertran de Born, che ha squarciato la scena recando in mano la propria testa mozzata. Momento di altissima poesia emotiva è stato, infine, il passaggio dedicato a Paolo e Francesca: un passo a due di anime sospese nel vento della passione, capaci di trasmettere tutta la tragicità di un amore eterno e condannato. Al di là della straordinaria resa estetica, lo spettacolo di Wladimiro Sist ha saputo restituire intatto il messaggio universale della Divina Commedia: il viaggio di Dante è il viaggio di ognuno di noi. È l’attraversamento necessario del proprio inferno personale, delle proprie bassezze e dei propri dolori, per giungere – attraverso la consapevolezza e l’amore – a una catarsi spirituale. Un monito, oggi più che mai attuale, a “tornare a riveder le stelle”. Il successo di questa produzione conferma la qualità del lavoro svolto sul territorio da AngoliLab. Per chi volesse avvicinarsi a questa realtà o continuare a seguirne le produzioni, le attività del laboratorio e della compagnia di Wladimiro Sist riprenderanno verso la fine di settembre con nuovi, ambiziosi progetti e percorsi formativi. La promessa è quella di continuare a fare teatro con la stessa straordinaria urgenza espressiva.