“Facciamo festa”

Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro». Allora egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre.
Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa» (Lc 15,1–3.11–24).
Commento
Costui riceve i peccatori e mangia con loro.
Non solo li accoglie, ma addirittura li invita a cena. . . i peccatori! Il massimo della contaminazione! Questo il giudizio degli scribi e dei farisei, che, seguendo la logica e le norme dell’Antico Testamento si trovavano in pieno contrasto con la Misericordia rivelata e testimoniata da Gesù. Nella società e nella cultura ebraica si stava verificando un capovolgimento epocale che in modo scandaloso così si proponeva: non più al primo posto la legge, ma l’uomo che, nonostante il carico dei suoi peccati, è gradito ospite in casa del Padre.
Il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano.
I figli giovani che hanno il coraggio di fare scelte autonome e in contrasto spesso con la volontà paterna, anche se capita loro di essere prodighi, sono comunque di esempio ai fratelli più grandi. Ce ne fossero di ragazzi coraggiosi fino al punto di raccogliere le proprie cose e partire per paesi lontani! Nella storia dei trasferimenti ci sono però delle differenze. C’è chi raccoglie i propri averi per dare inizio ad una avventura interessante e divertente; c’è, al contrario, chi mette nel fagotto, tenuto a stento dallo spago, la povertà della propria famiglia per avventure altre con altre motivazioni, per altri scopi.
Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò.
I soldi finalmente sudati e la libertà finalmente riguadagnata portano il figlio a un tale ravvedimento, da fargli accettare strategicamente perfino le funzioni di schiavo. Ma con Dio non si può giocare d’astuzia. . . Il teatrino del pentimento che si scioglie in lacrime, viene ignorato dall’amore del Padre. L’amore converte più del cilicio.
Il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.
Mi strappo di dosso le vesti dell’ipocrisia, mi tolgo dalle dita gli anelli della prepotenza e, da figlio qualsiasi di un Dio che mi vuole nudo, vergognandomi un po’, prendo posto là dove col “vitello grasso” si fa festa.










