Velletri 2030: “Quando la natura presenta il conto”

Altre Notizie

L’Italia è un Paese meraviglioso dal punto di vista paesaggistico, ma altrettanto fragile dal punto di vista geologico e idrogeologico. Le sue montagne, colline, fiumi e coste, che costituiscono la bellezza del territorio, sono anche elementi che contribuiscono alla sua vulnerabilità naturale. In particolare, frane, alluvioni, smottamenti e colate detritiche rappresentano fenomeni noti e diffusi, spesso con esiti drammatici per le popolazioni locali. Questi eventi vengono classificati come disastri di origine idrogeologica, e in Italia costituiscono una vera e propria emergenza costante.

Secondo i dati forniti dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), oltre il 90% dei comuni italiani è a rischio idrogeologico. Questo significa che milioni di persone vivono in aree potenzialmente esposte a frane o alluvioni. Eppure, troppo spesso, l’opinione pubblica prende coscienza del problema solo dopo che si verifica la tragedia. Questi eventi possono avere origine naturale ­ come in caso di piogge intense, scioglimento di nevi o terremoti ­ ma spesso sono aggravati o causati direttamente dall’intervento umano, attraverso opere sbagliate, mancate manutenzioni o urbanizzazione selvaggia.

Uno degli aspetti più preoccupanti non è tanto la presenza dei rischi, quanto la cronica mancanza di prevenzione. In molti casi, i disastri annunciati non sono imprevedibili: sono il frutto di negligenze, ritardi amministrativi, abusivismo edilizio, incuria del territorio e assenza di pianificazione. Inoltre, la memoria collettiva è corta: dopo ogni evento, si promettono piani e interventi strutturali, ma col passare del tempo l’attenzione pubblica si spegne, fino al disastro successivo. A farne le spese sono sempre le stesse comunità, spesso piccole realtà locali che si trovano improvvisamente isolate, devastate, traumatizzate.

L’aspetto forse più critico è la mancanza di una cultura diffusa del rischio. Nelle scuole si parla poco di geologia, idrologia, protezione civile. Gli studenti raramente conoscono i rischi del proprio territorio. Anche nei media, il linguaggio usato è spesso fuorviante: si parla di “bombe d’acqua” o “tragedie imprevedibili”, quando in realtà molti eventi erano annunciati da relazioni tecniche o studi precedenti.

Disastri come quello della Val di Stava (1985), di Sarno (1998), di Messina (2009) o le alluvioni di Genova e dell’Emilia-Romagna (2023), sono ferite profonde nella storia recente italiana. Ma possono anche diventare lezioni di responsabilità, se trasformati in memoria attiva e strumento educativo. Ogni evento di questo tipo ci ricorda che la natura ha leggi precise, e che l’uomo, se le ignora o le sfida con superficialità, ne paga il prezzo. Parlare oggi di disastri idrogeologici significa parlare di scelte politiche, di gestione del territorio, di educazione ambientale. Significa affrontare la realtà che la sicurezza non è mai garantita, ma è frutto di investimenti, cultura, prevenzione, partecipazione. L’obiettivo non è solo quello di ricostruire dopo, ma di agire prima, per salvare vite, comunità, e il futuro dei nostri paesaggi.

A 40 anni dal disastro della Val di Stava, il Capo dello Stato ha richiamato la necessità di riconciliarsi con l’ambiente e superare la logica del profitto a ogni costo: “La montagna non deve essere sfruttata senza ritegno”Sergio Mattarella ha centrato il suo discorso alla popolazione di Stava sull’importanza della memoria, della sostenibilità e della tutela dell’ambiente: “Un nuovo sviluppo sarà possibile solo facendo convergere equilibrio ecologico, equità sociale, armonia nei territori”.

Secondo Mattarella, è urgente dunque “riconciliarsi con l’ambiente”: una sfida che non riguarda soltanto la natura, ma “anche lacoesione sociale e la qualità della democrazia”. “La prospettiva dello sviluppo sostenibile è stata una conquista conseguita a caro prezzo”, ha affermato, sottolineando come troppo spesso oggi la sostenibilità sembri quasi un fastidioanziché un investimento sul futuro”. “Non vi sono alibi. Riconciliarsi con l’ambiente è un dovere per garantire un avvenire migliore alle nuove generazioni”.

Per non commettere errori interpretativi delle parole del Capo dello Stato, si invitano tutti a leggere Il testo integrale o meglio ancora a rivedersi Il video dell’intervento di Sergio Mattarella alla cerimonia di celebrazione del quarantesimo anniversario della catastrofe di Val di Stava, 19 luglio 2025.

Velletri 2030 sposa integralmente le parole e il pensiero di Sergio Mattarella.