Il Cardinal Martini

XI Domenica T.O.
Testo
Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!». Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì. Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». (Mt 9,36.10,6).
Commento
Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore.
L’arcivescovo emerito di Milano Martini parlò dell’invidia, vizio clericale per eccellenza: «L’invidia ci fa dire:“Perché un altro ha avuto quel che spettava a me?”. Ci sono persone logorate dall’invidia e dicono: “Che cosa ho fatto di male perché il tale fosse nominato vescovo e io no?”. Devo dirvi anche della calunnia: beate quelle diocesi dove non esistono lettere anonime. Quando io ero arcivescovo davo mandato di distruggerle. Ma ci sono intere diocesi rovinate dalle lettere anonime, magari scritte a Roma». E la gente che conosce le invidie e le calunnie di stampo clericale sono stanche e sfinite, non si spiegherebbe altrimenti il distacco che si sta verificando tra i fedeli e le gerarchie.
Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele.
Diceva il Cardinal Martini: «San Paolo parla di coloro che credono di fare molti proseliti, di portare gente perché così si conta di più. Questo difetto grave è molto presente anche nella Chiesa di oggi. Come il vizio della vanagloria, del vantarsi. Ci piace più l’applauso del fischio, più l’accoglienza della resistenza. E potrei aggiungere che grande è la vanità nella Chiesa. Grande! Si mostra negli abiti. Un tempo i cardinali avevano sei metri di coda di seta. Ma continuamente la Chiesa si spoglia e si riveste di ornamenti inutili. Ha questa tendenza alla vanteria». Prima di preoccuparsi degli islamici e dei pagani in genere, sarebbe opportuno che i responsabili della Chiesa Cattolica si guardassero allo specchio, perché è assurdo porsi agli altri come testimoni autentici della dottrina cristiana, quando al proprio interno domina la vanità degli ornamenti, il vizio della vanagloria e la sete di potere.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
Diceva ancora il Cardinale: «Purtroppo ci sono preti che si pongono punto di diventare vescovi e ci riescono. Ci sono vescovi che non parlano perché sanno che non saranno promossi a sede maggiore. Alcuni che non parlano per non bloccare la propria candidatura al cardinalato. Dobbiamo chiedere a Dio il dono della libertà. Siamo richiamati a essere trasparenti, a dire la verità. Ci vuole grande grazia. Ma chi ne esce è libero». Chi rincorre le alte cariche, chi cerca promozioni, non conosce la gratuità del servizio, alla trasparenza preferisce i propri interessi e vende per quattro soldi la propria libertà.










