Velletri, Eleonora De Paolis madrina della XIII edizione del “Wine Festival”

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C’è una geografia segreta che non sta sulle cartine stradali, ma dentro i respiri. Prendi Velletri. Ti aspetti il profumo grasso del vino dei Castelli, e invece ti ritrovi addosso una polvere che ha duemila e cinquecento anni. È la polvere degli dèi etruschi, delle terrecotte delle Stimmate, di quel tempio del 530 avanti Cristo che faceva tremare i Volsci e che oggi, con le sue antefisse e le sue sime a protome ferina, racconta la storia di gente che non stava mai ferma. Gente che costruiva, scavava, cuoceva mattoni e sognava in grande.

Poi, sui colli di questa terra antica, il tempo cambia passo ma non il vizio della passione. Ti porta dritto al 1904, a un prete con la tonaca lisa e lo sguardo lungo, don Ettore Moresi, e a una squadra di ragazzi che tirano su una società di ginnastica, la Velitrae, chiamandola col nome della città intera perché non c’erano confini che tenessero. Sbarre, parallele, anelli, e quel camminare a piedi fino a Roma per pura cocciutaggine, come diceva l’ultimo articolo dello statuto: passeggiate.

E infine, in questa staffetta che non si ferma mai, c’è lei. C’è Eleonora.

Classe 1986, i muscoli tirati, la ginnastica prima, il salto con l’asta fino all’università, e poi quel muro d’asfalto nel 2011 che le cambia la vita in un secondo. Una sedia a ruote, il silenzio, e poi la scelta. La scelta di non farsi fregare dal destino. Perché per Eleonora la para-canoa non è un passatempo, non è una medaglia da appendere per pietà. È un affare maledettamente serio. Si fatica, si spinge, si morde il ferro dei remi ogni giorno, da Rio a Tokyo, puntando alla Polonia, senza sconti. «Lo sport è un mezzo per riaffacciarsi nella società», dice lei con quella grazia ferma di chi ha guardato il baratro e gli ha sorriso in faccia.

Sabato 26 settembre, dopo l’accademia di Ginnastica della Velitrae nella sala conferenze del Museo Civico ad  Eleonora De Paolis consegneranno la Terracotta d’Oro.

È un cerchio che si chiude. Dal colle delle Stimmate e dall’argilla degli etruschi fino alle braccia d’acciaio di un’atleta che ha insegnato a tutti come si riparte quando il mondo ti crolla addosso. C’è della bellezza pura in questo filo invisibile: pezzi di coccio antico che diventano oro vivo, storie di resistenza, di fatica e di grazia. Gente che non ha mai smesso, in fondo, di alzarsi in piedi. Anche da seduta.