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Velletri 2030 su sicurezza alimentare, incidenza dei cambiamenti climatici e delle guerre

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Il 16 ottobre, come ogni anno si è celebrata la Giornata Mondiale dell’Alimentazione (World Food Day). In Italia abbiamo il MASAF (Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste) ma a livello locale non c’è stata notizia della giornata. Per questo siamo andati a cercare sul sito della FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura) dove abbiamo trovato diverse notizie.

Il problema della fame non può essere interpretato esclusivamente come una questione di insufficiente produzione agricola. La disponibilità globale di alimenti, infatti, non assicura automaticamente che ogni individuo possa accedere a una dieta sufficiente, sicura e nutrizionalmente equilibrata. Povertà, disuguaglianze economiche, conflitti, eventi climatici estremi, e inefficienze logistiche possono compromettere la sicurezza alimentare anche in contesti nei quali gli alimenti sono fisicamente disponibili.

La Giornata Mondiale dell’Alimentazione richiama l’attenzione sul fatto che il diritto al cibo dipende da condizioni ambientali, economiche e geopolitiche che vanno oltre la produzione agricola. Il rapporto The State of Food Security and Nutrition in the World 2026 ( SOFI2026), pubblicato congiuntamente il 21 luglio 2026 da cinque Agenzie specializzate delle Nazioni Unite, mostra che, nonostante la riduzione della fame globale, centinaia di milioni di persone continuano a soffrire la denutrizione.

Il rapporto SOFI 2026 documenta un miglioramento della situazione globale, con una riduzione della fame per il terzo anno consecutivo. Nello stesso tempo, evidenzia la persistenza di circa 645 milioni di persone denutrite. Questi dati mostrano che la disponibilità alimentare non è sufficiente se non è accompagnata da accessibilità economica e distribuzione equa. L’ Agenda2030 fornisce il quadro di riferimento per affrontare tale complessità. L’obiettivo SDG2 (sconfiggere la fame) non può essere conseguito isolatamente, ma richiede progressi coordinati nella lotta alla povertà, nella tutela della salute, nella parità di genere, nella gestione sostenibile dell’acqua, nella riduzione delle disuguaglianze, nel consumo responsabile, nell’azione climatica e nella cooperazione internazionale. Eliminare la fame non significa soltanto produrre più cibo. Significa costruire sistemi agroalimentari sostenibili, garantire condizioni economiche dignitose, ridurre gli sprechi e assicurare a ogni persona la possibilità di accedere a un’alimentazione sana.

I cambiamenti climatici compromettono la stabilità della produzione e aumentano la pressione sulle risorse naturali; le guerre distruggono i mezzi di sussistenza, interrompono le filiere e impediscono l’accesso agli alimenti. Quando questi fattori si combinano con povertà e fragilità istituzionale, il rischio di crisi alimentari acute aumenta sensibilmente. La sicurezza alimentare deve pertanto essere riconosciuta come una componente della resilienza complessiva delle società. La capacità di adattarsi ad una crisi climatica, proteggere le infrastrutture essenziali, mantenere aperti i canali di approvvigionamento e garantire l’assistenza alle popolazioni colpite costituisce una condizione fondamentale per il conseguimento degli obiettivi fissati dall’Agenda 2030.

I cambiamenti climatici incidono sulla sicurezza alimentare attraverso molteplici meccanismi. L’aumento delle temperature medie, la maggiore frequenza delle ondate di calore, le precipitazioni irregolari e il verificarsi di siccità e alluvioni possono ridurre le rese agricole, compromettere gli allevamenti e modificare la distribuzione geografica delle colture. La disponibilità di acqua rappresenta una variabile particolarmente critica. L’agricoltura è fortemente dipendente dalle risorse idriche e risente sia della riduzione delle precipitazioni sia dell’aumento dell’evapotraspirazione associato al riscaldamento. La scarsità d’acqua può ridurre le superfici irrigate, aumentare i costi di produzione e intensificare la competizione tra usi agricoli, industriali e civili. Il cambiamento climatico costituisce pertanto un fattore di rischio sistemico: può agire contemporaneamente sulla produzione, sui costi, sulla disponibilità delle risorse e sull’accessibilità economica del cibo. Il problema assume particolare rilevanza nelle regioni aride e semiaride, nei piccoli Stati insulari e nei territori in cui l’agricoltura dipende fortemente dalle precipitazioni.

Nel bacino del Mediterraneo, e quindi in Italia, la crescente pressione sulle risorse idriche e l’esposizione a periodi prolungati di siccità rendono necessario considerare l’adattamento climatico una componente strutturale delle politiche agricole e alimentari. La gestione efficiente dell’acqua, la diversificazione delle colture, la conservazione della fertilità dei suoli e lo sviluppo di varietà più resistenti agli stress climatici possono contribuire a ridurre la vulnerabilità dei sistemi produttivi.

I conflitti armati costituiscono un’altra delle principali cause delle crisi alimentari acute. Il loro impatto si manifesta attraverso la distruzione delle infrastrutture agricole, l’abbandono dei terreni coltivati, la perdita di bestiame, l’interruzione delle attività commerciali e la riduzione della disponibilità di manodopera. Le guerre possono inoltre ostacolare l’accesso degli agricoltori a sementi, fertilizzanti, carburanti e attrezzature, impedendo la realizzazione delle operazioni agricole nei periodi più appropriati. La distruzione o l’interruzione delle reti stradali, ferroviarie, portuali ed energetiche aumenta i costi logistici e rende più difficile il trasferimento degli alimenti dalle aree produttrici a quelle consumatrici.

È fondamentale riconoscere anche la dimensione umanitaria e giuridica del problema. L’impedimento deliberato dell’accesso ai beni indispensabili alla sopravvivenza delle popolazioni civili, compresi gli alimenti, può assumere rilevanza rispetto al diritto internazionale umanitario. La protezione delle infrastrutture essenziali, dell’agricoltura e dei sistemi di approvvigionamento è quindi parte integrante della tutela della popolazione civile.

Cambiamenti climatici e guerre non agiscono necessariamente in modo indipendente. In alcuni contesti, la scarsità d’acqua, il degrado dei suoli, la perdita di produttività agricola e la competizione per le risorse possono aggravare tensioni sociali ed economiche già esistenti. Le istituzioni deboli, le disuguaglianze e l’instabilità politica possono, a loro volta, ridurre la capacità delle comunità di adattarsi alle nuove condizioni ambientali. Questa relazione deve essere interpretata con cautela: il cambiamento climatico non determina automaticamente una guerra. I conflitti hanno cause politiche, storiche, economiche e sociali specifiche. Tuttavia, lo stress climatico può agire come moltiplicatore di rischio, soprattutto quando si combina con povertà, fragilità istituzionale, esclusione sociale e competizione per risorse limitate.

L’interazione tra questi fattori può generare una sequenza di effetti negativi: una siccità prolungata riduce la produzione agricola; il calo dell’offerta contribuisce all’aumento dei prezzi; la perdita di reddito riduce l’accesso al cibo; l’instabilità e la violenza possono impedire la distribuzione degli aiuti e ostacolare la ripresa produttiva. Si determina così un circuito di vulnerabilità nel quale la crisi alimentare può aggravare l’instabilità sociale, mentre il conflitto riduce ulteriormente la capacità di affrontare la crisi climatica. La gravità degli effetti dipende dalle condizioni locali, dalle politiche adottate e dalla disponibilità di strumenti di prevenzione e protezione sociale.

La sfida verso il 2030 consiste nel trasformare i progressi scientifici, le risorse economiche e le innovazioni tecnologiche in risultati concreti per le popolazioni più vulnerabili. La sicurezza alimentare rappresenta, in definitiva, una misura fondamentale della capacità delle società di tradurre i principi dello sviluppo sostenibile in diritti effettivi e opportunità reali, senza lasciare indietro nessuno.

L’attuale situazione internazionale costituisce un conglomerato esplosivo tra crisi climatica e diffusi teatri di guerra. Rifacendoci alla critica culturale e filosofica di Pier Paolo Pasolini nei suoi celebri Scritti corsari, possiamo dire che il progresso è legato al reale miglioramento spirituale dell’uomo.

Sandro Bologna
Presidente Velletri2030
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