Teatro, alla scoperta del metodo “Oltre-Genesis”: intervista al regista Giorgio Michele Todrani

Un progetto innovativo e profondo. Questo è il metodo “Oltre-Genesis”, a cura del criminologo, pedagogista e regista teatrale Giorgio Michele Todrani sviluppato a Velletri, è un progetto artistico che nasce dalla ricerca sul teatro come esperienza trasformativa (pubblico-attore) e che trova nella scena un luogo di incontro tra corpo, relazione, immaginazione e ricerca. All’interno di questo percorso è stata realizzata l’opera “To Build a Home – Una casa nell’eternità dell’altro”, prima opera ufficiale del progetto, mentre sono attualmente in sviluppo ulteriori attività e laboratori teatrali rivolti al territorio. La prima sarà a Velletri il 26 settembre (info in locandina), nel frattempo abbiamo intervistato Giorgio Michele Todrani per entrare nel dettaglio e approfondire alcuni aspetti di questo metodo.
Giorgio Michele Todrani, prima di parlare del suo progetto un passaggio sulla sua attività professionale: criminologo, pedagogista e regista teatrale. Tre aree che si influenzano, e quanto il teatro beneficia della sua formazione professionale?
Questi mestieri sono tre modi di guardare l’essere umano, che ha una forma tanto nel suo lato oscuro quanto in quello che mostra ogni giorno. Io li guardo sotto un aspetto, nel momento preciso in cui qualcosa si rompe. La criminologia mi ha insegnato a stare davanti a questa frattura senza giudicarla e mi sono specializzato nell’analisi comportamentale non verbale, nel leggere il gesto, il silenzio, le giustificazioni che comunque comparivano nel volto della persona. La pedagogia, invece, è insegnare e trasmettere senza imporre. Tutto ciò è confluito nel teatro, che poi fu il mio primo percorso, lo dovetti lasciare per problemi personali. Alla fine l’ho ritrovato nella figura del regista. L’attore ha più modi e più facce, io devo insegnargli ad attraversare insieme quello che stiamo elaborando in quel momento. Uso molto spesso il riferimento al Kintsugi, la ceramica giapponese riparata con l’oro: dimostra che la frattura, la crepa, non va nascosta ma evidenziata. Specifico che non mi occupo di teatro-terapia né pretendo di curare nessuno dal punto di vista clinico. Sono specializzato in vari campi e mi interessa capire cosa succede a chi guarda i miei spettacoli.
Quando nasce il progetto Oltre-Genesis e qual è la scintilla che lo ha partorito?
È un progetto a cui sto lavorando ormai da anni. Ora l’ho sia messo su tesi sia portato in scena. Ma nasce sul campo, prima che sulla carta: l’idea è nata con il mio primo spettacolo portato a Velletri, “He stole my voice”, nel 2023. Mi sono accorto che in sala e in scena stava succedendo qualcosa che non era spiegabile in nessuna delle categorie in cui sono formato. Ho iniziato a mettere per iscritto l’intuizione, cosa fosse successo, a fare domande alle persone. A distanza di mesi le persone continuavano ad avere quel sentito, quel vissuto nato durante lo spettacolo. Da lì è nata la tesi “Fonti e metodologie del teatro Oltre-Genesis”, che discuterò a novembre a Roma Tre. Questa è stata la scintilla. Ho quindi dedicato lo scritto a un evento reale, a una persona a me cara che ha subito violenza, è stata drogata e abusata. Mi ha dato in carico il suo dolore, lo abbiamo analizzato e affrontato verbalmente ma non era sufficiente. Così è arrivato il testo drammaturgico, perché con uno spettacolo si può arrivare in profondità della persona. Le ho chiesto “Ma se proviamo a canalizzare tutto questo tramite l’arte?”. E alla fine è andata bene, lo spettacolo ha fatto il suo, e non nella forma classica dello spettacolo teatrale che crea la semplice catarsi. Lei, a distanza di tre mesi — questo è stato un evento fortuito forse, però in base a quello che io poi ho teorizzato nella tesi, no —è cambiata. Ha ripreso in mano la sua vita. Il percorso è iniziato dopo tre mesi dallo spettacolo ed è andato oltre. Da qui il nome, il concetto, “Oltre”. Oltre-Genesis è qualcosa che ti spinge sì ad andare avanti, ma nel senso che l’origine non è un punto alle nostre spalle, bensì qualcosa che continua e ricontinua e ricontinua, e quindi vai oltre e ti rigeneri. “Genesi” è anche un omaggio alla neuro-genesi dei neuroni del cervello ed entrano in campo le neuroscienze.

In cosa consiste e quali sono i ruoli di pubblico e attore in questo metodo?
Il metodo tiene insieme tre riferimenti: le neuroscienze, la fenomenologia e la teoria del rito. Questi riferimenti sono diventati strumenti di lavoro: sono partito dall’approccio al teatro povero di Grotowski prendendo la tecnica da Barba, dal Terzo Teatro. Però con un approccio un po’ più filosofico di drammaturghi quali Artaud —il teatro della crudeltà — e Beckett, teatro dell’assurdo. Mi sono detto: “Ma analizzando le neuroscienze e questi drammaturghi, l’attore non deve più interpretare un personaggio”. Se Giorgio con il suo teatro Oltre-Genesis riporta avvenimenti reali, una volta messi in scena diventano crudeli. Ritorna il riferimento ad Artaud del teatro della crudeltà. E la persona che è sul palco in quel momento è un agente di un evento reale che accade davvero nella realtà, ma riaccade davvero nello spazio del palco in quella sera. Il suo lavoro non è più l’interpretazione, la recitazione o la finzione; è la presenza. È cosa prova l’attore realmente. Se porto sul palco Mario Rossi, non voglio che Mario Rossi faccia il personaggio di Beckett, tanto quanto il personaggio di Shakespeare. Nel testo Oltre-Genesis lui deve interpretare sé— e interpretare sé stessi sul palco è la cosa più difficile, ti mette a nudo. Il pubblico, in questa fase, non è più davanti a una rappresentazione a consumare semplicemente lo spettacolo, va dentro un rito a cui partecipa con il corpo, nonostante sia fermo, perché il corpo risponde ancor prima della mente. Con “To Build a Home”, prima opera effettiva, vedo come gira, come funziona, vedo le risposte verbali del pubblico: è la prima indagine. Quando la riporterò, dovrò fare un protocollo di ricerca tramite elettroencefalogramma, risposta cardiaca (che si chiama heart rate variability e valuta il battito del cuore come varia in base a quello che guarda il pubblico), la risposta galvanica della pelle (sudorazione, brividi). Voglio verificare proprio con ipotesi – che possono essere anche smentite, assolutamente – tutto ciò che avviene sul piano fisiologico a chi assiste, non solo una parte emotiva di dati qualitativi verbali, ma una parte quantitativa di dati di chi assiste. Il metodo sarà verificato scientificamente e farà parte della branca di teatro che si chiama “Teatro e neuroscienze”.
In programma c’è già l’esibizione della prima opera, può svelarci qualcosa?
“To Build a Home” è la mia seconda opera, la prima del metodo Oltre-Genesis. È l’attraversamento del lutto trasformato in rito collettivo. Lo spettacolo affronta questa tematica in forma poetica e in una maniera molto sensibile perché è stato scritto in un momento di dolore. Parlo di rito e non di racconto perché il pubblico assiste al dolore di un altro ma il corpo lo riproietta su sé stesso e ripercorre il proprio, di dolore. Non c’è una suspense da difendere, c’è un corpo da non poter raggiungere perché lo vedi in scena, e contemporaneamente c’è il tuo corpo da dover capire. Il resto avviene in forma lineare, ma con sguardo a ritroso. È l’attimo in cui il cervello, mentre muore, rivive determinati episodi della vita. Prevale sempre l’approccio neuro-scientifico, sempre l’approccio emotivo, perché va a ripercorrere dei momenti non per forza belli ma importanti, alla fine quando costruisci casa con qualcuno—casa in senso metaforico—affronti momenti belli e brutti, momenti oscuri. L’importante è costruire con quella persona una casa che sia la coesistenza, oltre che una casa fatta di mattoni deve avere in sé l’intenzione di risolvere le problematiche e di restare.
Ci saranno attività laboratoriali con Oltre-Genesis? A chi saranno rivolte?
Già svolgo attività laboratoriali, a Roma, ho un laboratorio teatrale per bambini e per adulti, adulti 13+. presso la Basilica dei Santi Pietro e Paolo all’EUR. C’è l’intenzione di aprirli anche qui a Velletri. Da ottobre sarà attivo il laboratorio “Sperimentale Oltre-Genesis”. L’obiettivo è anche portare i due spettacoli nelle scuole, agganciandomi all’educazione civica e fare educazione con un arteterapeuta e una psicoterapeuta. Temi come la violenza di genere e il lutto non si improvvisano. Servono figure specializzate. È stato già fatto un progetto: come gestire il gruppo, come gestire i momenti di difficoltà, soprattutto dopo la visione degli spettacoli. I miei laboratori non sono riservati solo ed esclusivamente a chi vuole fare l’attore, perché l’attore è una cosa, ma essere sé stessi è qualcosa di più profondo. Una volta l’attore ricercava questa profondità e la forma con cui estrarre sé stesso. Adesso invece l’attore, da quello che mi è capitato di vedere in giro purtroppo, spesso si riduce a una forma egocentrica. Penso che il laboratorio Oltre-Genesis possa essere utile a chi necessita di conoscersi, a chi ha necessità di sentire di nuovo il proprio corpo, pure perché siamo in una società schermata, si agisce spesso tramite un dispositivo elettronico. Il laboratorio si rivolge a insegnanti, educatori, lavoratori del sociale e chiunque senta qualcosa che non riesce a dire e che ha necessità di approfondire. L’obiettivo è trasmettere il mio metodo lo sto costruendo apposta per trasmetterlo.










