La storia della copertina di Blue’s di Zucchero Fornaciari

Nel 1987 uscì un disco che avvicinò il pubblico italiano a un genere musicale che fino ad allora non aveva mai davvero attecchito.
Il titolo dell’album era Blue’s e rappresentò la consacrazione di Zucchero Adelmo Fornaciari anche fuori dall’Italia.
Il titolo richiama esplicitamente il blues, genere musicale nato nel Sud degli Stati Uniti tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento nelle comunità afroamericane.
Nato come canto collettivo di dolore e resistenza, il blues trasformava sofferenza, solitudine e ingiustizie in musica, mantenendo però anche momenti di ironia e vitalità.
I testi affrontavano temi di perdita e malinconia, uniti al desiderio di riscatto: un linguaggio universale che avrebbe influenzato tutta la musica del Novecento.
Dal blues sarebbero poi nati il rock ‘n roll e, successivamente, il pop.
Zucchero intitolò il suo quarto album Blue’s proprio perché raccoglieva brani nati anche da ferite personali. “Senza una donna” fu scritta immaginando la vita senza la prima moglie, con cui il matrimonio stava andando in crisi.
Lo stesso Zucchero ha raccontato, nel suo libro Il suono della domenica – Il romanzo della mia vita, di averla composta in quel periodo di difficoltà sentimentale, lasciando emergere nostalgia, paura e consapevolezza.
L’album è un intreccio di sonorità blues, folk e gospel, con cori e organi a canna che accompagnano brani come Con le mani, Dune mosse, Pippo e Hey Man.
Fu questo disco a far conoscere e ad avvicinare gli italiani — abituati alle “canzonette” — a un mondo musicale diverso, più ricco di contaminazioni e profondità emotiva.
Anche la copertina colpì per la sua forza visiva: un ampio ritratto di gruppo, in stile corale/gospel, con in primo piano un organo sul quale campeggiava la scritta Blue’s.
Ascoltando i brani e conoscendo la passione di Zucchero per gospel e blues, all’epoca molti pensarono che le persone raffigurate fossero il coro che aveva accompagnato le incisioni del disco. Invece no.
L’origine dell’immagine
La copertina non fu realizzata appositamente per l’album, come accade di solito e come raccontato nelle altre storie di copertine, ma proveniva da un progetto fotografico di Neal Slavin dal titolo Britons.
La fotografia originale fa parte della serie Britons, lavoro del fotografo americano che ritrae gruppi — cori, club, associazioni — attraverso immagini di grande formato e forte impatto scenico.
Quella foto fu modificata in post-produzione per l’occasione.
I fotoritocchi furono due: il primo consiste nell’aggiunta della scritta Blue’s sull’organo in primo piano; il secondo riguarda la quarta di copertina, dove compare una variante in cui la persona bianca seduta in prima fila è stata sostituita da Zucchero Fornaciari.
Neal Slavin e Britons
Slavin è noto per il suo approccio al ritratto collettivo: anziché concentrare l’attenzione su singoli soggetti, costruisce scene corali che rivelano dinamiche sociali, gerarchie e identità di gruppo.
Britons, progetto fotografico pubblicato negli anni Ottanta, rappresenta il suo grande studio sulla Gran Bretagna: immagini di cori religiosi, club sportivi, società civili e altre comunità, spesso realizzate con allestimenti accurati e pose quasi teatrali.
La serie esplora come l’appartenenza a un gruppo racconti — spesso più dell’individuo — la composizione di una cultura.
La Polaroid 20×24
Molte delle immagini di Britons — quindi anche quella utilizzata per la copertina di Blue’s — furono realizzate con la Polaroid 20×24, una fotocamera istantanea di enorme formato (circa 50×60 cm di stampa).
Come tutte le Polaroid, anche la 20×24 produce un’unica stampa istantanea per esposizione, rendendo ogni immagine un originale irripetibile.
Questa macchina richiede una fortissima illuminazione e non può certo definirsi comoda o di facile utilizzo.
Il processo è lento e scenico: l’allestimento e lo scatto assumono una dimensione quasi “cerimoniale”, che si riflette nell’aspetto solenne delle immagini.
Insomma, non esattamente adatta a un selfie, viste anche le sue enormi dimensioni.

(Foto della Polaroid 20×24 disponibile su Wikimedia Commons: Elsa Dorfman (2005))
Significato della scelta grafica
Il progetto fotografico di Slavin porta con sé tutta la sua carica di comunità, spiritualità e teatralità, che si associa perfettamente alle sonorità soul e gospel a cui Zucchero si ispira.
La sostituzione, nella quarta di copertina, del soggetto originale con Zucchero è invece un gesto simbolico: l’artista si inserisce nella scena collettiva, diventa parte del coro immaginario rappresentato dalla foto.
In questo caso non si chiese a un fotografo di ispirarsi ai brani o al concept dell’album: accadde il contrario.
I grafici setacciarono il mondo fotografico alla ricerca di un’immagine capace di condensare lo spirito di Blue’s.
La foto di Neal Slavin, con il suo respiro corale e la sua teatralità sospesa, è diventata così la chiave visiva di un disco che unisce radici afroamericane e ferite personali, dolore privato e collettiva esigenza di espressione.
Forse è proprio in questo equilibrio che risiede la forza di Blue’s: nel trasformare una sofferenza intima in un linguaggio universale e nel far dialogare una cultura nata lontano, nel profondo Sud degli Stati Uniti, con la sensibilità di un musicista emiliano.
Rubrica a cura di Daniele Trombetti










